FamishGod – Devourers of Light

Un disco tutt’altro che di impatto immediato, ma allo stesso tempo pericolosamente avvolgente pur nelle sue atmosfere cupe ed asfissianti.

FamishGod - Devourers of Light 1 - fanzine

Dalla sempre attiva etichetta spagnola Xtreem Music arriva il disco d’esordio dei connazionali Famishgod.

A differenza di molte delle ultime uscite provenienti dalla penisola iberica in ambito doom negli ultimi tempi, la band propende decisamente verso il funeral o quanto meno verso un death doom dai tratti scarni e morbosi, sulla scia di nomi quali Encoffinaton e Disembowlement o, restando su un piano leggermente più ascoltabile, Evoken.
Appare ovvio, quindi, quanto tutto ciò renda il disco tutt’altro che di impatto immediato, ma allo stesso tempo pericolosamente avvolgente, pur nelle sue atmosfere cupe ed asfissianti.
I Famishgod sono in realtà il progetto di Pako Deimler, che si occupa di tutti gli strumenti ad eccezione della batteria, che è affidata ad una macchina, mentre alla voce troviamo il ben noto Dave Rotten dei grandi Avulsed.
Una produzione scarna, il rantolo inumano di Dave, un’assenza quasi totale di qualsiasi spiraglio di luce, fatte salve le sporadiche concessioni acustiche da parte di Pako, sono i fattori che rendono Devourers of Light un lavoro per iniziati, ovvero per appassionati che hanno dimestichezza con sonorità di questo tipo.
Costoro potranno trarre sicuramente la giusta dose di piacere dalle trame ossessive proposte dal mefitico duo nel corso di un’ora di musica di rara pesantezza, ma indubbiamente dotata di una profondità che rende l’ascolto un’esperienza particolare.
Minimale e ottundente, il sound dei Famishgod possiede un effetto realmente soffocante e ancor più risaltano, pertanto, quei rari momenti in cui la chitarra traccia qualche linea melodica che, mai come in questo caso, equivale a nulla più di una cura palliativa per un moribondo.
In tal senso i brani migliori sono rappresentati dalla coppia centrale Black Eye / Premature Grave, proprio perché sono gli unici che possono essere assimilati senza ricorrere necessariamente al boccaglio dell’ossigeno, in virtù di un asciutto ma efficace lavoro chitarristico.
Come detto, consiglierei di lasciar perdere a priori a chi, al solo sentir pronunciare la parola doom, si mette sulla difensiva, mentre a quelli che si beano di questa velenosa dipendenza, Devourers of Light potrebbe riservare non poche soddisfazioni.

Tracklist:
1. Chapter 1: Devourer of Light
2. Chapter 2: Famish
3. Chapter 3: Black Eye
4. Chapter 4: Premature Grave
5. Chapter 5: The Monarch
6. Chapter 6: Two Last Stairs
7. Chapter 7: Brightless

Line-up:
Pako Deimler – All instruments, Drum programming
Dave Rotten – Vocals

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Autore: Stefano Cavanna

Cresciuto per motivi anagrafici a pane e prog, a differenza di molti miei coetanei non passo il tempo a piagnucolare sostenendo "cosa vuoi sentire ora, quello che viene pubblicato ai giorni nostri è tutta spazzatura" ... Invecchiando ho allargato invece i miei orizzonti musicali e oggi sono essenzialmente un appassionato patologico di funeral/death doom, oltre che ascoltatore compulsivo di metal in ogni sua svariata forma, senza per questo disconoscere (ci mancherebbe altro) tutta la grande musica prodotta negli anni '70.

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