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Recensione : Silent Vigil – Hope and Despair

Se in passato il sound traeva principalmente linfa dall'insegnamento dei Daylight Dies, tutto sommato Hope and Despair è un album che si muove in continuità con quello stile, che qui viene ulteriormente ribadito dando alla fine l'auspicato seguito, sia pure con il nuovo moniker Silent Vigil, alla brusca archiviazione degli Woccon avvenuta dieci anni fa.

Silent Vigil – Hope and Despair

All’inizio del decennio in quel di Athens, città che ha dato i natali ai ben più noti R.E.M., emergeva un’interessante band death doom chiamata Woccon, il cui frutto più tangibile era stato il full length Solace in Decay nel 2014.

Da quel momento in poi del gruppo se ne sono perse sostanzialmente le tracce (lo status attuale risulta infatti “split-up”), mentre il suo leader Tim Rowland è riapparso solo diversi anni dopo con altri progetti di matrice più estrema per ritornare finalmente a proporre nel 2024 quelle sonorità più rallentate e intense con i Silent Vigil, nuova creatura del musicista della Georgia.

Se in passato il sound traeva principalmente linfa dall’insegnamento dei Daylight Dies, tutto sommato questo nuovo Hope and Despair è un album che si muove in continuità con quello stile, che qui viene ulteriormente ribadito dando alla fine l’auspicato seguito, sia pure con un diverso moniker, alla brusca archiviazione degli Woccon avvenuta dieci anni fa.

L’introduzione strumentale Restoration è l’evocativo prologo di un lavoro che si snoda intenso, robusto e ricco di melodico e malinconico trasporto, con otto canzoni di buon livello su cui spiccano My Refuge e Inventor. Hope and Despair è quanto serviva a Tim Rowland per riportare alla luce il suo naturale talento per queste dolenti sonorità.

Silent Vigil – Hope and Despair

2024 – Autoproduzione

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