DIRTY RATS – ROCK N ROLL

DIRTY RATS - ROCK N ROLL 1 - fanzine

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Quando i giochi stanno per finire, c’è sempre una speranza che ci tiene saldi e fermi in campo, decisi a giocare fino all’ultimo minuto dando il massimo.

I pronostici ti danno per sfavorito e il partner ti ha tradito, il capo a lavoro è un pezzo di fango, odii Salvini e senti che la politica sta diventando apocalittica e lontana dai problemi reali della gente, perché c’è gente che soffre veramente e piove pure a dirotto; tu ti sei rotto il cazzo tanto e di fare lo stupido spettatore durante il progressivo disgregamento generale che incide il tuo particolare (e le piccole azioni che non contano, ormai, più niente) ne hai le palle piene.

E’ arrivato il momento di stappare una birra e sputare fuori dalla finestra il rospo che ti opprime i genitali, affancavolo le miserabili benpensate di A-lex il meccanico arancione, qui la musica la dobbiamo cercare con lanternino, affinché sia capace di farci uscire dal trastullo pseudoreligioso dell’ottica bene-male; ma oggi, stai tranqui, il Bob ti dice di prendere questo pezzo invisibile di musica che trovi alla fine di questa sozza rece grigia come un topo e alzarne il volume fino al tuo cervello cablato. Non temere, prenditi una mezz’ora di svago e smetti di riflettere: agisci e play it loud!!!

Questo pezzo virtuale te lo cucchi qui, ma apriti bene le orecchie e senti: nessuno ti vieta di appropriarti, quale talismano ROCKISSIMO, di questo CD anti-sfiga! La sfiga esiste, sai, e l’attira la para-sfiga, per cui cerchiamo di bruciare quest’altra rottura di scatole e, cavoletti di Bruxelles, datti tempo che non ce n’è più per le stronzate paracule.

4 sgherri dall’aria malsana e robusta si sono riuniti dopo 25 anni nelle cantine di vattelapesca e con la loro abituale strafottenza per le stronzate, tipo, ordine, saluti e patriottismo, hanno deciso ancora una volta di fare come cazzo gli pare sbudellando l’anima zen dell’apatia eighties; eh sì, sono dovuti scendere dal paradisiaco inferno per scuoterci dal catatonico stato tipico dell’elettronica minimal pop sperimentale odierna e sfanculare il Bananas del bit club: sul tavolaccio della loro cantina, tra bottiglie di sidro vuote e rotolanti, i 9 pezzi in skaletta del LORO long effort, “ROCK’n’ROLL, tale che quando accendono i loro ampli + pre-amps, senti il midollo osseo vibrare al pari di un terremoto marchigiano e ti riprendi leggera un bel po’ vita che soffia in quel tuo corpaccio stracco: hey, che svacco!

Che te lo dico a fare, number one track, “Not Alone”, spinge il rock nel cranio a 2000 km/h e l’elettricità manda a spasso il tuo bypass cedendo il passo alla vigorosa tenacia irriducibilmente hard della cinebrividomusic – la senti battere nelle tempie?  – enfatizzando esclusivamente il fatto che non sei più solo al mondo e soprattutto non sei più un fucked-hard-man rinunciatario: gli ‘Sporchi Ratti’, che davvero non vogliono asservirsi a niente e a nessuno, ora ti han tramutato in proiettile e sparato nel buio, e non hai altro da fare che ripigliarti al suono della detonazione: BANG! zigzagando alla zuava tra gli Zulù, perché, è bene che tu ci creda, ora sei propriamente uno zulù-punk!

E’ del rock che ci cibiamo quando non abbiamo neppure più voglia di leggere, nemmeno l’oroscopo dentro il caldo baretto sotto casa, sfigandoci alle slots della mafia che luccicanti di lucine natalizie ci invitando a farci spillare il poco denaro di tasca, esattamente come una bella bionda gelida e slittante sul bancone del bar.
Mecheccacchie te fai? Me ne fotto del bar, me ne fotto delle slots, me ne fotto del teatro degli orrori e di te, poiché ora posso essere libero quanto mi pare e andare a suicidare il vecchio egotico me: è la valvolare forte stridente sexy rock “Suicide” a suggerirmelo, pezzone da double dose of life!

“Lowlife” mi fa piroettare il gulliver a bordo di un inutilissimo aereo F-35, utile solo a far sballare il pilota che si è fatto un sedere così per ottenere tale privilegio; quindi abbasso le mie pretese da fighetto e mi metto il chiodo di mio nonno addosso, quello con le borchie, che tiene chiuso nell’armadio a nutrire le tarme, me lo sgiubotto indosso ‘sto giumbotto fosco e scalo le marce intellettive facendo reboare il motors pelvico!

E dove mi spippolo con ‘sto chiodo sul groppone? Prendo il bus per RAT TOWN, la cittadina omonima del pezzo seguente che è quasi un plagio messo ai mezzi tra AC/DC (ve li ricordate? Quelli che  davano la scossa se li ascoltavi…) e l’ombra dei Dictators in bello spolvero irriverente di serate umide e bagnate tra i parchi asfaltati dei quartieri periferici newyorchesi neonizzati e freddi, in giro, la sera, pur di non starsene mummificati al caldo davanti alla TV e rincoglionirsi con ma’ e ‘old pa’ granola’ sentendo Mammadeus e baccello-Insigna-faccia-da-secchio.

Se permettete me la svigno senza neppure avvisare, mi scivolo addosso a colpi di Karatè Kid!

Resto nella piazzetta del centro, ammortizzandomi su e giù sulle punte dei piedi infilati dentro le scarpe da ginny, con faccia dura e annoiata, le mani in tasca, i jeans stretti alle gambe e ‘sto chiodo fisso indosso, che mi pare un’armatura feudale. In tasca non c’ho ‘na lira, che dire euro mi euro-ridicolizza. Che faccio? i vecchi non scuciono più da quando la pagella scolastica fa stranamente acqua e di remare non ne ho voglia da quando ho scoperto le pollastrelle: ora la vita ha un solo senso, quello!

“When the Money Runs Out” mi manda a rotoli il ‘perbe’ dei figli di papà e ho voglia di cazzottarli col mio uppercut, agganciarli e ripulirgli il portafoglio riempito dal paparino. – Ma che non ce ‘o so che se so’ fatti furbi li gonzi e mo’ se travesteno da squatrinati? Il rock su virgolettato, te lo spiega benissimo, colle sue pieghe martellanti, come stiamo messi male. E sentilo quanto svisa grande quel fottutissimo guitarista, ti leva la pelle, ti sfalda.

Diamo un po’ di gas alla serata: i ragazzi son tutti per strada e senza soldini in tasca, il grano ce lo prendiamo andando a sentire i Dirty Rats che offrono un free-concert + beers per celebrare la memoria di Lemmy: un’altra “Notch in your belt” on black leather!

Ed ecco che spunta il fantasma dei Blue Öyster Cult screziato di Circle Jerks-“Wild in the Streets” o di first-Mötley Crüe-album: ci ricordano, con la sesta track “Everybody bleeds”, i DIRTY RATS, che la passione si paga cara a prezzo di ferite indelebili difficili da richiudere se non ti vuoi allineare al fessismo imperante, il catartico, doloroso, carismatico prezzo dovuto a madama libertà.

I tempi sono cambiati, oggi fare l’eroe non paga più e non piace più neanche a me; non sono un cacasotto super-cappone, però mi piace ispirarmi a vecchi eroi del passato quando erano giovani, proprio come lo sono io, checchè ne dicano i noiosissimi rappers nostrani e quallo smontato di Ravera che gli manca la polvere da sparo nella musica per poter assurgere a divenire una specie di Young Rivera Bomber! Almeno questi fottutissimi DIRTY RATS ce l’hanno tatuato in fronte quel lurido schifoso ratto di fogna: – SQUUUIIITTTT!!!!
Scanzonatura high energy la poderosa “Yesterday Hero”, anche se pare Phil Collins col pepe al culo, il cantante, e tutti insieme fanno il verso ai post-Genesis.

Ma che ci volete fare, alla fine sono quello che ha rubato giusto un anno fa il disco splittato (FUZZ EVIL/SWITCHBLADE JESUS) al vecchio Bob e sottrattogli pure la penna per questa nuovissima ispiratissima rece (proprio come allora) e che vi farà ri-arricciare il nasino, pronta com’è da spedire in orbita quei sorbetti de ‘In Your Eyes ezine’, il cui capo Simone, detto El Bolivar, è impegnato in dettagli estetici da dandy, mentre io gli pianto terroristicamente in pancia il pesante peso di questo contenuto iscritto… only because I’m a “Badman”!

 

 

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