Bloody Mary – Anno Zero

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Bloody Mary – Anno Zero

Lasciatemelo dire: ogni tanto fa piacere, tra demoni black, furie death e core e sinfonie gothic power, lasciarsi trasportare da quello che è l’erede naturale del dark anni ’80, capace di regalare band ed artisti che hanno fatto storia e influenzato miriadi di creature della notte in tutto il mondo.

Comincio ad avere un’età a causa della quale, davanti a lavori come Anno Zero dei milanesi Bloody Mary, non posso prescindere dal fare riferimento a Andrew Eldritch ed i suoi Sisters of Mercy, o a Wayne Hussey ed i primi dischi dei The Mission, senza dimenticare il maestro oscuro Carl McCoy e gli imprescindibili, per chi è amante di queste sonorità, Fields of the Nephilim.
La band lombarda, nata all’alba del nuovo millennio, ha già all’attivo due full-length (“Blood’n’Roll” del 2005 e “Party Music for Graveyards” del 2010) e altrettanti EP, e torna quest’anno, sempre per Valery Records, con Anno Zero, perfetto esempio di dark rock devoto al suono delle band citate, ma pregno di sostanza gothic che poi è quella che segna la differenza rispetto ai fasti di quell’epoca.
Sono passati più di trent’anni e, nel frattempo, abbiamo potuto godere dei superbi lavori dei Type O Negative e della trasformazione dei The 69 Eyes da rock’n’roll band a nera creatura della notte, ed è qui che si riassume il sound dei Bloody Mary, in un’ottima miscela tra le componenti ottantine e quelle del nuovo millennio, sapientemente dosata dalle loro innate capacità di creare song che entrano in circolo nell’ascoltatore al primo ascolto: una manciata di hit da dare in pasto a DJ di ambigue rockteche, dove in un attimo ci si potrebbe ritrovare a fare da bevanda a bellissime e crudeli vampire.
Produzione ottima e songwriting sinceramente superiore alla media nell’ambito del genere fanno di Anno Zero un album assolutamente da non sottovalutare: i musicisti che, ricordo, hanno alle spalle un esperienza ormai ventennale, sanno come trattare la materia e non esagero nel sostenere che, specialmente fuori dall’Italia (per esempio nella più ricettiva Germania) questo album potrebbe fare sfracelli.
Aldebran si dimostra cantante perfetto per il genere, un po’ Ville Valo,un po’ Jirki 69, e tutta la band va che è un piacere sulle ali di un dark/gothic che non risparmia qualche accenno metallico nei suoni di chitarra e, a tratti, buone ritmiche marziali sulla scia degli, ahimè, più conosciuti Deathstars.
Anno Zero, con brani come I Keep Pretending, Frozen, l’intensa ballad So Far Away, ci consegna una band finalmente pronta ad affrontare i più famose omologhi europei senza timori reverenziali, anzi, con tutte le carte in regola per diventare una dei nomi di riferimento del genere, uno status che, a questo punto, ai Bloody Mary spetta di diritto.

Track list:
1.I keep pretending
2.Chase the nowhere
3.Concrete jungle
4.Frozen
5.So far away
6.Crawling
7.Did you let me down
8.Judith
9.The 3rd Chance
10.I am gonna miss you

Line-up:
Aldebran – Vocals
Stranger – Bass
La Mountain – Lead guitars
Dave – Guitars
Juerghen – Drums

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