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Recensione : Beirut au revoir. Il crocevia del Medio Oriente tra bellezza e macerie di Chiara Clausi (Paesi Edizioni)

Beirut au revoir è il suo atto d'amore verso la città che l'ha stregata. Ma è soprattutto un testo che affascina. A metà strada tra il romanzo e la guida turistica,

Beirut au revoir. Il crocevia del Medio Oriente tra bellezza e macerie di Chiara Clausi (Paesi Edizioni)

“Beirut è una continua festa perché la danza di oggi potrebbe anche essere l’ultima”

Chiara Clausi nasce in Calabria, ma ben presto capisce che il suo posto nel mondo è altrove, si sposta a Roma e in seguito a Torino. Fino alla decisione di andare a studiare Lingua Araba e Storia del Medio Oriente all’American University in Libano. Lì, nel paese dei cedri si innamora di Beirut al punto che vi resta per sei anni, lavorando come corrispondente. Beirut au revoir è il suo atto d’amore verso la città che l’ha stregata. Ma è soprattutto un testo che affascina. A metà strada tra il romanzo e la guida turistica, Beirut au revoir riesce a conquistare immediatamente tutta la nostra attenzione, invitandoci a perderci insieme all’autrice nelle strade della città, in un continuo rimando tra colori, sapori e odori che raccontano la storia presente e passata di un territorio tanto inquieto quanto bellissimo.

Di Beirut ci si innamora al primo sguardo. Non occorrono i sei anni che l’autrice ha passato nelle capitale libanese, in cerca di tutti quei segreti celati negli antri di una città ferita, ma mai doma. Una città che ancora oggi appare come prigioniera del suo passato, ostaggio di una visione solo apparentemente emancipata, che si rivela poi, in realtà, estremamente tradizionale. Una città in cui sono proprio le donne, che penseremmo confinate ai margini, a mostrare tutta la modernità di questi nostri tempi moderni. Donne che inseguono – e ostentano – il glamour ad ogni costo come rivalsa sociale dopo anni di oscurantismo.

La Clausi descrive Beirut come una città che sa essere in armonia, ma che in un attimo è capace di incendiarsi. Una città in costante bilico, che ha saputo crescere nelle contraddizioni, e che ancora oggi vive di contrasti. Inquieta, come i suoi abitanti, divisi tra le diciotto confessioni religiose che caratterizzano il Libano, Beirut non riesce ancora a scrollarsi di dosso tutti quei pregiudizi che da troppo tempo la accompagnano. Un testo come questo della Clausi va nella direzione giusta per provare a cambiare l’opinione corrente che vede nel Medio Oriente e nei suoi abitanti una minaccia incombente, oltre che una manica di scansafatiche o di pericolosi terroristi.

Come detto in apertura Beirut au revoir è un libro che non è un romanzo, ma potrebbe sembrarlo. Non è una guida turistica ma a tratti lo diventa. È qui, nel mezzo, tra queste due diverse interpretazioni del testo che possiamo scovare la vera anima della città. La Clausi è infatti bravissima a raccontarci la quotidianità di una città multietnica che ti avvolge e ti stravolge in nome dell’eccesso, in ogni direzione possibile.

L’hanno definita il crocevia tra l’Occidente e il Medio Oriente, ma in realtà, leggendo le parole della Clausi, si potrebbe essere portati a pensare che si tratta di una città che nasconde molto più di quanto si pensi. Una città in cui basta svoltare un angolo per dimenticare la moda, il lusso, l’ostentazione, e i ristoranti in stile occidentale e ritrovarsi nelle zone controllate dai miliziani sciiti di Hezbollah. A Beirut la forbice tra chi non ha nulla, e chi possiede la stragrande maggioranza della ricchezza nazionale è in continuo aumento. In un attimo ci si dimentica delle piscine degli Hotel e delle cliniche di chirurgia estetica, dove le donne libanesi inseguono i modelli imposti dalle riviste patinate. In un attimo si viene catturati dal cambiamento, dal passaggio alla parte meno splendente della città – ma non per questo meno affascinante – dove il contrasto classista che divide la popolazione libanese diventa ancora più impietoso. Si viene catapultati in un mondo ai margini, tra i campi profughi e le case dilaniate dalla guerra che conservano ancora i fori dei proiettili. Beirut è questo e tutto il suo contrario. Un crocevia tra passato e presente, tra sacro e profano, tra bellezza e macerie.

La Clausi, mentre ci racconta usi e costumi che caratterizzano la quotidianità e le nottata di Beirut, ci fa capire chiaramente che la città ha smesso di sperare in un domani migliore. Anche se i suoi abitanti cercano di inseguire la bellezza smarrita, senza smarrire la propria dignità, il Libano sa perfettamente di non avere speranza per il futuro. La popolazione vive in gran parte sotto la soglia di povertà. L’unico progetto che riserva il futuro è quello che altri hanno pensato per loro. Un progetto che guarda alla speculazione, e che se ne frega della storia.

Beirut sta crollando un pò alla volta, dopo la guerra civile ci si aspettava una rinascita che in realtà non è mai stata tale. Prima 15 anni di guerra civile, poi la Thawra, la rivolta di Piazza dei Martiri (2019) e la Rivoluzione dei Cedri (2005). Infine la tragica esplosione al porto nel 2020. Non resta altro a cui attaccarsi, se non il ricordo dei tempi che furono.

Le parole della Clausi – e quelle di Francesca Mannocchi, che ha curato la prefazione – lasciano addosso un velo di tristezza impossibile da ignorare. Ma, al netto di questo Beirut au revoir è un testo che vale assolutamente la pena di leggere.


Collana: Babilonia
Tema:Medio Oriente
Uscita:2022
Pagine:160
ISBN:979-12-80159-44-1

 

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