Nell’esatto momento in cui la puntina del giradischi poggia sui solchi, il bellissimo vinile viola di “Whirlpool/Íða” inizia a roteare sempre più veloce, trasformandosi in un vortice che trascina tutta la stanza al suo interno. Le pareti si allungano, le superfici si sciolgono e le tre dimensioni lasciano il posto a una quarta, dove il tempo scorre ciclico, senza un inizio e una fine. L’unico modo per rimanere aggrappati a qualcosa di lontanamente reale è la voce della cantante faroese FRUM, creatrice del portale ma anche sua vittima. Persa al suo interno, ci guida e racconta la sua storia, consapevole che non c’è via d’uscita.
Jenný Kragesteen nasce tra i fiordi delle Isole Faroe, disperse tra l’Islanda e la Norvegia, attirando l’attenzione internazionale già dal suo primo singolo nel 2016, “Birdstone”. Diversi concerti, singoli inseriti in produzioni televisive e videoclip dal tono autoriale diretti da lei stessa l’hanno resa una stella nascente della musica elettro-pop nordica. Poi la maternità, il trasferimento in Islanda e le esperienze dietro l’album di debutto del 2022 “For The Blue Sky”, più personale e autobiografico rispetto ai due lavori successivi. Nel 2025 sono due i progetti, raccolti in un unico vinile uscito sull’etichetta TUTL Records: “Whirlpool”, concettuale e strutturato, e “Íða”, tradotto in lingua faroese, legato alla sua terra e ai suoi artisti con cui collabora. Il genere è un’elettronica spinta, che a tratti vira sul pop e sull’ambient, avvicinandosi all’astrazione di Bjork, Kate Bush e FKA twigs.
“Whirlpool” è il tesseratto di Interstellar, lo Star Gate di 2001:Odissea nello Spazio, il sottosopra di Stranger Things. È un portale per un’altra dimensione, persi tra luci psichedeliche e suoni new age, un universo alternativo in cui il tempo non scorre su una linea continua ma in un cerchio infinito. La prima traccia, “Orbit with you”, parte con un “Here we are again” che perde di significato, si scioglie in un qui e ora inesistente perché tutto si ripete confuso tra i confini della dimensione sconosciuta. L’unico modo per tentare di uscirne è assecondare chi ci vive da prigioniera: seguire la voce morbida e trascendentale di FRUM è l’ancora di salvezza, una mano incorporea e deformata da afferrare per non perderci.
“Sun Aura” è probabilmente la canzone più mainstream dell’album, vicina al pop melenso di Griff e FLETCHER, utile a restare ancorati alla realtà contro i suoni distopici delle tracce successive. FRUM insegue un “suono solare”, un’onda sonora sconosciuta che la attira a sè. Si dissolve, diventa onda e poi corpo, intangibile e poi materiale, la sua voce cambia muta in “Wave” mentre cerchiamo di raggiungerla in vorticando tra onde generate al campionatore, texture elettroniche e percussioni atemporali.
Le notti in bicicletta in giro per Copenaghen in “Ride”, un amore travolgente nella title track “Whirlpool”, un amico da aiutare in “Rise”. Persa nel vortice ripensa alla vita prima della prigionia, a cui la nuova dimensione risponde con beat insistenti, accelerati, in crescendo fino al finale improvviso di ogni brano, senza darci l’illusione di una fine. “Cycle” è una pausa, la nostra guida che si ferma e finalmente ci spiega cosa è il luogo in cui ci troviamo: lì il tempo non è lineare ma ciclico, tutto si rigenera all’infinito senza mai ripetersi, e, come nel già citato Interstellar di Christopher Nolan, l’unica cosa che trascende il tempo e lo spazio sono i sentimenti.
“Íða” è l’altra faccia della medaglia: in un tempo ciclico gli stessi suoni si ripetono ma mai uguali, semmai simili, cambiano e assumono forme analoghe reinterpretati dalla cantante in lingua faroese grazie all’aiuto di artisti connazionali. FRUM diventa Cooper mentre esplora la quinta dimensione per guardare attraverso il suo passato, spiando i suoni di altri artisti per comunicare con loro, non facendo cadere un libro come nel film, ma inserendo nella loro mente nuove melodie.
FRUM si insinua nel pop sfrenato di jazzygold, nell’elettronica folk di Elinborg, nella voce mielosa di Marianna Winter, e nella poesia di Dania O. Tausen. Con quest’ultima intona “Ferð”, versione faroese di “Ride”, che in lingua madre diventa ancora più vera, sincera, un viaggio non solo tra le vie della città, ma che trascende tempo e spazio. Considerando entrambi i lati del disco è forse il brano migliore, tra percussioni e voci distorte, sintetizzatori e suoni elettronici a convertirlo in pura energia.
Il paragone con la celebre serie tv Netflix “Stranger Things” è semplice: come per FRUM, anche per Max nella serie l’unico modo per scappare da un’altra dimensione è seguire la musica. La differenza con “Whirlpool / Íða” è che non c’è una via d’uscita, il disco è uno smarrimento continuo fino a che la puntina del giradischi non si solleva. E mentre noi torniamo alla realtà, la cantante rimane intrappolata lì. Involontariamente? Forse no, forse è lì che vuole stare, continuando a toccare corde che generano una musica talmente aliena da non sembrare reale. Nella realtà possiamo incontrare Jenny, ma FRUM resta rinchiusa nella sua musica, in un vortice alimentato da lei stessa inciso su uno dei vinili più trascendentali che abbia mai ascoltato.
FRUM – Rise
FRUM – Whirlpool / Íða tracklist
- Orbit with you 02:59
- Sun Aura 03:16
- Wave 03:08
- Ride 03:26
- Whirlpool 04:19
- Rise 03:40
- Choir 02:26
- Cycle 03:41
- Í ring við tær (+ Lea Kampmann & Beinir Bergsson) 2:59
- Sólarbros (+ gówa) 03:16
- Alda (+ Marius Ziska) 03:06
- Ferð (+ Dania O. Tausen) 02:27
- Íða (+ Marianna Winter) 03:25
- Rís (+ Elinborg) 03:38
- Kór (+ Anna Katrin Egilstrøð) 02:26
- Syklus (+ jazzygold) 03:16










