Amyl and the Sniffers – Amyl and the Sniffers

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Giunto ad una certa età, e non essendo più esattamente di “primo pelo”, è piuttosto difficile che un disco nuovo mi colpisca davvero.

Ho la fortuna di poter ascoltare numerose nuove uscite nel corso dell’anno, alcune buone, altre addirittura ottime, ma difficilmente trovo qualcosa che mi prenda fin dal primo ascolto, che mi faccia dire perbacco (eufemismo) e che faccia battere il mio cuoricino troppo provato.

Ma ecco che un giorno d’estate – e la chiamano estate quest’estate senza te (cit.) – mi imbatto in questo quartetto australiano, quante soddisfazioni ho avuto da band provenienti da questa magnifica terra, e scocca la scintilla; ecco finalmente un disco che ti faccia dire “cazzo che botta”! Immagine giusta, una frontwoman sensuale e dalla voce viziosa, un’attitudine da oggi eccoci qua e domani chissenefrega tanto è un altro giorno e non ci riguarda. Un suono che spazia dal punk’n’roll disperato degli X – ma suonato alla velocità spaccaossa dei New Bomb Turks – alle Red Aunts passando per gli Avengers.

Certo niente di nuovo – ma state (stiamo) davvero cercando qualcosa di nuovo? – solo poco meno di mezz’ora (ogni disco di questo genere non DEVE durare di più) di musica che ti fa sobbalzare dalla sedia e che ti dice che c’è ancora un tempo degno di essere vissuto, e vissuto intensamente fottendosene di età, problemi e ansietà.

Il tutto prende il via con Starfire 500 rasoiata di rara incisività e poi via via si incontrano Cup Of Destiny dove sembra di ascoltare una versione ancor più diretta degli X-Ray Spex, Gfy introdotta da un intro granitico di basso e dall’andamento tendente al miglior hardcore, Control nella quale si sentono i Peter and the Test Tube Babies morsi da una tarantola, l’anthemica Got You sorretta da un coro da cantare a squarciagola sotto il palco, Punisha nuovamente in odore di hc veloce come un treno che corre nella notte senza rispettare le fermate per chiudere con Some Mutts brano leggermente più lungo degli altri nel quale appaiono influenze quasi garagistiche alla Radio Birdman.

Cosa sia il punk nel 2019, e cosa sia stato prima, non lo so, un suono? Un’attitudine? Una moda? Tutto questo? Nulla di questo?

E non solo non lo so ma non mi interessa neanche un cazzo perché per me il punk è dentro a dischi come questo e solo ascoltandolo si può capire cosa sto tentando di esprimere con tanta sconclusionata passione.

A chi storcerà il naso leggendo il nome dell’etichetta che lo licenzia rispondo prima ascoltare poi giudicare e sopratutto farlo senza preconcetti.

Album più bello fra quelli che ho ascoltato dall’inizio del 2019, per distacco.

Track List
1) Starfire 500,
2) Gacked On Anger,
3) Cup Of Destiny,
4) Gfy, 5) Angel,
6) Monsoon Rock,
7) Control,
8) Got You,
9) Punisha,
10) Shake Ya,
11) Some Mutts (Can’t Be Muzzled)

 

Etichetta Label: Rough Trade Records

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