Zemial – Nykta

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Zemial – Nykta

Non di rado succede di trovarsi a corto di argomenti al momento di fare una recensione, specie se il disco da esaminare, pur essendo tutto sommato valido, assomiglia ad altri mille già ascoltati in precedenza.

Al contrario, fortunatamente, capita talvolta di imbattersi in lavori come Nykta , sui quali, volendo essere particolarmente prolissi, ci si potrebbe anche scrivere un libro, tali e tanti sono gli spunti che vengono forniti in poco più di un’ora di musica.
Archon Vorskaath, titolare della one-man band ellenica Zemial, partendo da una solida base fondata su un classico black metal, convoglia in questo suo terzo full-length influenze ed umori raccolti in oltre un ventennio di attività musicale, sorprendendo per versatilità e capacità di passare da un genere all’altro senza provocare eccessivi giramenti di testa all’ascoltatore.
Indubbiamente, trovare collocate all’interno dello stesso disco tracce stilisticamente agli antipodi come Under Scythian Command, rozzo black’n’roll motorheadiano, e The Small, splendido strumentale che in soli cinque minuti riesce ad accorpare i Maiden più progressive con King Crimson, Pink Floyd e PFM, può essere sintomo di geniale urgenza espressiva quanto di eccessiva frammentarietà.
Ma il pregio di un disco come Nykta è proprio quello di muoversi sempre su questo sottile confine mantenendosi credibile, persino anche quando la lunga In the Arms of Hades si avvia ripartendo da dove si era conclusa la già citata Under Scythian Command per evolversi in un brano epico alla Bathory e regalando, nella sua seconda metà, ben cinque minuti di autentico deliro chitarristico che prendono le mosse dai Septic Flesh di Esoptron per spingersi fino ai tratti “gilmouriani” dell’epilogo.
Come si può intuire da questa descrizione, inevitabilmente parziale, di carne al fuoco Vorskaath ne mette parecchia, ma non va fatto l’errore di considerare questo disco come il classico esempio di black avanguardista nel quale la tecnica e la sperimentazione finiscono per prevalere sulle canzoni, e sulle emozioni che queste possono e devono regalare; se è indubbio che il lavoro pecca in omogeneità, riesce difficile trovare momenti superflui o ancor peggio noiosi: forse, volendo proprio cercare il pelo nell’uovo, per assurdo sono proprio le sfuriate di matrice black che alla lunga possono rivelarsi i passaggi meno coinvolgenti.
Altro valore aggiunto all’opera viene fornito da quello che, sovente, è il punto debole delle one- man band, il suono della batteria: chi teme di doversi sorbire una fredda drum-machine o un utilizzo scolastico delle percussioni verrà rassicurato nel sapere che il musicista greco è, essenzialmente, un ottimo batterista, e ciò viene ampiamente dimostrato in Nykta, dove emergono non poche affinità con un altro grande vocalist/drummer come Proscriptor degli Absu (con i quali il nostro, tanto per chiudere il cerchio, ha collaborato in occasione dell’album omonimo del 2009).

Oltre due decenni di sonorità estreme germogliate sul suolo ellenico, di black primordiale, di metal epico, di progressive e di NWOBHM finiscono nel frullatore denominato Zemial fornendo un risultato non solo gradevole ma, sovente, addirittura esaltante.
Da ascoltare e riascoltare , per provare il piacere di scoprire ogni volta diverse sfumature e sorprendersi per qualche riferimento a band o stili del passato che, magari, in un primo tempo poteva essere sfuggito.

Tracklist:
1. Ancient Arcane Scrolls
2. Eclipse
3. Under Scythian Command
4. In the Arms of Hades
5. Breath of the Pestilence
6. Deathspell
7. The Small
8. Pharos
9. Out of the Cage

Line-up :
Archon Vorskaath – All Instruments, Vocals

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