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Recensione : Wolves In The Throne Room – Celestite

Celestite, ultimo lavoro dei Wolves In The Throne Room, spiazzerà non pochi fan della band visto che, per l'occasione, i fratelli Weaver si sono presi il lusso (ed il rischio) di dare un seguito in veste ambient al precedente album "Celestial Lineage".

Wolves In The Throne Room – Celestite

Celestite, ultimo lavoro dei Wolves In The Throne Room, spiazzerà non pochi fan della band visto che, per l’occasione, i fratelli Weaver si sono presi il lusso (ed il rischio) di dare un seguito in veste ambient al precedente album “Celestial Lineage”.

Nulla di ciò che i musicisti statunitensi ci hanno abituato ad ascoltare in tutti questi anni, che li hanno visti ergersi tra le band simbolo della scena underground statunitense, è stato riversato in questo full-length e, detto così, non dubito che la cosa possa lasciare perplesso più d’un ascoltatore.
In effetti, se è vero che la libertà artistica è uno dei capisaldi sui quali si deve basare l’attività di un musicista, non resta che ascoltare il disco senza pregiudizio alcuno, anche se l’utilizzo di un diverso monicker, per l’occasione specifica, non sarebbe apparsa un’idea così peregrina.
Al di là di tutte queste considerazioni, ciò che maggiormente conta è che Celestite, nonostante una discreta durata ed una scelta stilistica tutt’altro che ammiccante, riesce nell’impresa di non annoiare, cosa tutt’altro che scontata allorchè ci si trova a fronteggiare simili operazioni.
Tutto ciò depone a favore del talento del duo, che propone un ambient dalla forte connotazione space/elettronica, tanto da ricordarmi, in certi passaggi, un disco che acquistai nel lontano 1987, per l’esattezza “Babel” di Andreas Grosser e, soprattutto, Klaus Schulze, uno dei fautori dello sdoganamento di queste sonorità nei confronti del grande pubblico all’inizio degli anni ’70.
Proprio per questa capacità di riprodurre sicuramente in maniera del tutto personale quelle sonorità algida e solenni allo stesso tempo, gli Weaver superano a pieni voti questa prova che si prospettava ricca di insidie perché, diciamolo chiaramente, riuscire a mantenere viva l’attenzione dell’ascoltatore rinunciando quasi del tutto a quelle che sono le caratteristiche peculiari che hanno reso giustamente famoso il nome dei Wolves In The Throne Room, era impresa tutt’altro che agevole.
I tre quarti d’ora di Celestite si rivelano, in fondo, molto più vicini per profondità di quanto non lo appaiano a livello formale, alle splendide melodie incastonate nello scheletro black metal del capolavoro “Black Cascade” e ci mostrano, semplicemente, un volto diverso di una band e di musicisti che, nel corso di una carriera non lunghissima ma già significativa, hanno sempre dimostrato la naturale tendenza ad una progressione stilistica del tutto svincolata da calcoli o da condizionamenti di ogni sorta.

Tracklist:
1. Turning Ever Towards the Sun
2. Initiation at Neudeg Alm
3. Bridge of Leaves
4. Celestite Mirror
5. Sleeping Golden Storm

Line-up:
Nathan Weaver – Guitars, Synth
Aaron Weaver – Guitars, Synth

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