Tricky – Ununiform

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E’ tornato Mr. Adrian Thaws, in arte Tricky, ovvero il lato maledetto del Trip-Hop di Bristol, costola staccata dal Wild Bunch e artista altrettanto influente quanto i più rinomati Massive Attack e Portishead, a formare la triade d’oro di un genere quanto mai rappresentativo di un momento storico, ma non solo; una musica che a mio parere non ha mai visto riconosciuta pienamente la gloria che merita, ma forse è anche meglio così…

Perchè dico che è tornato? Perchè, per meglio dire, Tricky non se n’era mai andato, visto che con Ununiform raggiunge il suo tredicesimo album in studio, ma lo dico perché arriva dopo un trittico di album formato da False Idols (2013), Adrian Thaws (2014), Skilled Mechanics (2016) che onestamente non mi hanno convinto più di tanto (eccetto qualche spunto con Nneka, Belmonte o Blue Daisy). Era giusto trovare altre strade rispetto a quella consolidata, cambiare le carte in tavola, a partire dal grande miscuglio di sette anni fa, Mixed Race (2010). Ma il Tricky che conoscevamo si era forse un po’ perso, in un mix conturbante di Electro-Pop e tutte le influenze che si fondevano insieme senza forse trovare la loro collocazione.

Diciamocelo, il buon vecchio Tricky, che rallenta la corsa e sussurra tanto incazzato quanto sensibile, il buon vecchio Tricky Trip-Hop, funziona decisamente meglio del Tricky poutpourri di Elettropop. In Ununiform, come dice anche il titolo, tutti questi elementi e contaminazioni sono comunque presenti, ma qui sembrano aver trovato una loro collocazione, una giusta misura.
Ununiform è un disco in cui Tricky torna sui suoi passi, in qualche modo trova un po’ di pace, tra momenti di delicatezza e di tempesta, mentre per sua stessa ammissione cerca di prendersi maggiormente cura di se, nella sua nuova vita berlinese, di lasciarsi alle spalle, alle porte dei 50, vizi, dipendenze e difficoltà.

E aldilà di quanto si possa dire, sul ritornare a una formula consolidata, o sull’aspettativa di un pubblico che sarà sempre pronto a dire che Maxinquaye e gli anni ’90 sono inarrivabili, aldilà di tutto a me questo disco ha convinto. E’ una somma di ciò che Adrian Thaws è stato e ciò che è ora, un ripercorrere delle tappe, come sempre, con grande introspezione; cercando di capire l’uomo e l’artista, mi sento di dire che il disco è già quel cambio di rotta che in molti ancora stanno aspettando dal vecchio Tricky Kid, che oggi non è più tanto Kid.

Nel frattempo, nell’arco di questi ultimi dieci anni (prendendo per buono Knowle West Boy come cambio di rotta) Tricky ha anche trovato validi alleati, tra cui Francesca Belmonte, che compare nuovamente in New Stole, e una serie di collaborazioni che coinvolgono in modo consistente il rapper Kazako Adil Zhalelov, in arte Scriptonite, che compare in ben quattro brani su dodici, intro esclusa, oltre ad Asia Argento, Terra Lopez di Sister Crayon, e Avalon Lurks. Fine? No, perché dulcis in fundo Tricky torna a collaborare dopo 14 anni a collaborare con Martina Topley-Bird (dal suo bellissimo album Quixotic del 2003), quella ragazza dalla voce di un angelo, altrettanto sensibile quanto mina vagante, una relazione da cui i due hanno avuto una figlia e che ha segnato un momento molto importante sia nella vita che nella carriera dei due. I due tornano a interrogarsi sulla vita e sulla morte, insieme, in When We Die, la degna degnissima chiusura di un ottimo album.

Tre dunque le linee principali presenti: quella Trip-Hop, con brani come la meravigliosa The Only Way (che tanto ricorda il ’95, ed è da tutti riconosciuto come una sorta di Hell Is Round The Corner Part 2), la già citata collaborazione con Martina, Wait For Signal con Asia, anch’essa sorprendentemente bella. La seconda linea è quella di una contaminazione coi bassi di trap, rap, grime, con l’influenza russa di Scriptonite e soci, con la bellissima Blood Of My Blood a fare da tramite con la prima linea, e il piglio più duro di It’s Your Day, Same As It Ever Was e Bang Boogie. E sono proprio le quattro tracce registrate a Mosca a stupire forse di più in questo lavoro, così come la passione di Tricky per il rap russo, così spigoloso e duro per accenti e ritmiche.

La terza linea è quella della contaminazione con elettronica e pop, in continuità con gli ultimi lavori, con New Stole insieme alla Belmonte in una rivisitazione del brano Stole uscito nell’album di debutto Anima (2015) della cantante italiana, e la delicatezza dell’ottima Running Wild, ma anche i synth e i ritmi più incalzanti di Dark Days e Armor.

Ci sono giusto un paio di passaggi a vuoto, come It’s Your Day e Doll, per il resto il grande Tricky è ancora in corsa!

Per sua stessa ammissione, questo è anche un album che Tricky torna a tracciare come vuole, più liberamente e non in fretta e furia per pagare qualche debito (come per i già citati False Idols, Adrian Thaws e Skilled Mechanics), e il risultato è evidente. Lo stile torna ad essere quello espressivo e tagliente, tra chitarre spettrali, synth, elettronica e sprazzi melodici jazzy-soul che contaminano la matrice Trip-Hop, tra quel connubio di voci angeliche femminili e la durezza sussurrata del cantato maschile. Inutile parlare di autoreferenzialità, Tricky è questo, ha sempre parlato dei suoi demoni in musica, e quella era la forma che più gli si addiceva….prendere o lasciare…. Non so voi, io prendo e ringrazio.

TRACKLIST
1. Obia Intro 01:56
2. Same As It Ever Was 03:46
3. New Stole (feat. Francesca Belmonte) 03:06
4. Wait For Signal (feat. Asia Argento) 03:05
5. It’s Your Day (feat. Scriptonite) 02:03
6. Blood Of My Blood (feat. Scriptonite and Tati) 03:13
7. Dark Days (feat. Mina Rose) 02:45
8. The Only Way 04:51
9. Armor (feat. Terra Lopez) 02:25
10. Doll (feat. Avalon Lurks) 03:06
11. Bang Boogie (feat. Smoky Mo) 01:18
12. Running Wild (feat. Mina Rose) 03:37
13. When We Die (feat. Martina Topley-Bird) 03:43

LINE-UP
Adrian Thaws, Francesca Belmonte, Scriptonite, Martina Topley-Bird, Avalon Lurks, Mina Rose, Smoky Mo, Tati, Asia Argento, Terra Lopez

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https://www.facebook.com/TrickyOfficial/

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