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Recensione : Thee Maldoror Kollective – Knownothingism

Questa musica non intrattiene, non consola né rassicura, ma è una ricerca dentro e fuori di noi, uno scorrere incessante, un superamento di ere e di emozioni.

Thee Maldoror Kollective – Knownothingism

Lo Yin, della dualità Yin Yang, è la parte destra del nostro cervello deputata al Non-Verbale, al Sintetico, al Concreto, al Non-Razionale, e muove la parte sinistra del corpo dove risiede il nostro Femminile, il Leggero, il Freddo, l’Introverso e il Mortale.

Il Tao è il vivere, pensando con il cervello, ed esso stesso ama e crea, ma sopratutto lascia andare.
Il nostro pensiero comune è un continuo giudizio, un continuo soppesare pro e contro, una ricerca forsennata ed affannosa dell’edonismo, mentre il segreto è lasciare e lasciarsi andare: in questo disco, che è molto più di una semplice opera fonografica, troverete le indicazioni per farlo.
Questa musica non intrattiene, non consola né rassicura, ma è una ricerca dentro e fuori di noi, uno scorrere incessante, un superamento di ere e di emozioni.
Possiamo definire in molti modi i Thee Maldoror Kollective, un gruppo attivo da quindici anni, giunti con Knownothingism al loro nono album: i componenti di questo grande gruppo sono i membri degli Shabda, già su Argonauta Records con “Tummo”, altro capolavoro, e una ristretta cerchia di amici, tra cui spicca la fantastica Pina Kollars direttamente dalla Real World di un certo Peter Gabriel.
La sua voce ci guida in un multiverso di rock, psych, prog, jazz, Ozric Tentacles con un senso, e là da qualche parte vicino agli Ulver.
Certamente i Thee Maldoror Kollective hanno in comune con gli Ulver una superiore ricerca musicale, un andare oltre in tutti gli ambiti, ma quella dei norvegesi è una destrutturazione della realtà figlia di un pensiero satanista, mentre qui abbiamo l’ammissione in musica che noi siamo soltanto ciò che noi viaggiamo.
Il sapernientismo del titolo è forse l’unica filosofia possibile, quel non ammettere di non sapere niente e di continua ricerca, di instancabile viaggio da un opposto all’altro, con il nostro corpo che è l’epidermide della nostra anima.
Questa musica è superiore, la si può ascoltare nel nostro stereo come nei corridoi di Agartha, o dove risplende l’uomo che non trova una spiegazione.
Tutto qui è prezioso e ci porta a Lhasa, o ci mostra un satori da lontano, ed è davvero difficile quindi descriverlo come musica normale.

Tracklist:
1. Clarity, oh Open Wound !
2. An Uncontrollabel Moment of High Tide
3. Codryceps
4. Mariguanda
5. Lhasa & The Naked West
6. Nirguna
7. The Ashima Complex

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