The Sick Rose – Shaking Street

The Sick Rose - Shaking Street

The Sick Rose – Shaking Street

Le chiese - tutte le chiese - sono egualmente esecrabili, qualcuno a me molto caro lo ricorda ogni giorno.
The Sick Rose - Shaking Street

The Sick Rose – Shaking Street

Le chiese – tutte le chiese – sono egualmente esecrabili, qualcuno a me molto caro lo ricorda ogni giorno.

Il loro dogmatismo, l’infallibilità della loro dottrina mi terrorizza, io adoro troppo terribilmente i miei dubbi. E non è in fondo una chiesa anche quella dei puristi e dei filologi anche in campo musicale?Lo dico proprio parlando di questo secondo album dei Sick Rose – ristampato in questi giorni dai ragazzi di Area Pirata – ricordando come ai tempi della sua uscita ricevette l’ostracismo se non addirittura gli strali degli oltranzisti del garage.

Rimembro ancora (la avrà già detta qualcuno in passato questa cosa?) la loro accoglienza eufemisticamente fredda ad un disco che, a trent’anni di distanza dalla sua uscita, suona ancora per ciò che è: una bomba. E lo dice uno che stravedeva, e stravede, per loro e che a quei tempi ascoltava con egual piacere i Sundays come i Bomb Disneyland, quindi quale era il problema se il suono del quintetto torinese era più sporco e meno sixties?

Via i paraocchi, o sarebbe meglio dire i para orecchi, please.

Che dire di un disco che abbiamo ascoltato tutti centinaia di volte? Beh almeno è doveroso citarne alcune tracce come l’iniziale Little Girlie Pearl che esemplificava perfettamente la direzione più “hard” intrapresa dalla band; d’altronde se anche gruppi come i Miracle Workers lo avevano fatto perché non potevano farlo anche i Sick Rose? A ruota si trova Like The Other Kids il cui suono pianistico ne fa un brano quasi 50’s e molto rock’n’roll e Shaking Street un pezzo alla Flamin’ Groovies che faceva intravvedere quale sarebbe stato il futuro, non certo prossimo, della band. Ma anche Raining Teardrops e Little Sister, la prima delle quali può ricordare gli Hoodoo Gurus, pescavano in un certo immaginario power pop.

Un discorso a parte lo merita un pezzo come A Kiss Is Not Enough, assolutamente il migliore del lotto, un brano che da solo basterebbe a dimostrare la grandezza del combo piemontese. E se proprio i fanatici del garage punk più puro ed incontaminato avessero voluto l’ennesima dimostrazione di come i nostri lo sapessero ancora suonare con i controcazzi sarebbe abbondantemente bastata Don’t Keep Me Out.

Cotanta magnificenza per chi non c’era per ragioni anagrafiche o per (colpevole) disattenzione è ora riproposta in questa nuova magniloquente veste grafica ed in formato esclusivamente vinilico, perdere l’occasione sarebbe oltremodo delittuoso.

P.S.: Chissà se a distanza di così tanto tempo queste poche confuse e raffazzonate righe possano ancora crearmi dei “nemici”? Forse sono solo uno che pensa di ricevere più attenzione di quanto non creda. Ai poster(i) l’ardua sentenza.

COMPRALO QUI !

Track List
1) Little Girlie Pearl,
2) Like The Other Kids,
3) Shaking Street,
4) She’s Got,
5) Raining Teardrops,
6) A Kissi Is Not Enough,
7) Don’t Keep Me Out,
8) Little Sister,
9) Up Is Up,
10) Teenage Nightdrive,
11) Shaking Street (atl.version),
12) Yesterday Numbers

Share:

Facebook
Twitter
Pinterest
LinkedIn
Get The Latest Updates

Subscribe To Our Weekly Newsletter

No spam, notifications only about new products, updates.
No Comments

Post A Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

On Key

Related Posts

The HangeeS - Heading Back to the Good Valley

The HangeeS – Heading Back to the Good Valley

Stavo ascoltando i Monks, e a rifletterci mi sorge spontaneo un dubbio: cosa avrebbe pensato se invece dei monaci ci fossero stati sul piatto gli HangeeS con il loro nuovo disco la cui data di pubblicazione è il 2022?

RIBBON STAGE – HIT WITH THE MOST

Avevamo già parlato, l’anno scorso, delle Ribbon Stage, terzetto newyorchese a trazione femminile (“Anni Hilator” al basso e voce e “Jolie M-A” alla chitarra e cori, coadiuvate da Mari Softie alla batteria) autore di un indie/noise pop che profuma deliziosamente di (altri) anni Ottanta, quelli di compilation come “C86”, e che avrebbe fatto la fortuna di etichette come la Sarah Records.