THE REST SIDE-THE ROUGH CORE OF THINGS

THE REST SIDE-THE ROUGH CORE OF THINGS 2 - fanzine

THE REST SIDE-THE ROUGH CORE OF THINGS

I The Rest Side sono in tre (Giuseppe Chiumeo, Cosimo Summo, Ruggiero Lanotte) e vengono dalla Puglia. The Rough Core Of Things è il loro debutto sulla lunga distanza: 10 pezzi di chiara matrice grunge/post grunge (con ulteriori influenze sludge, riflussi Tool e qualche pizzico di post rock) registrati al Westlink Studio di Cascina (PI) da Alessandro Paolucci.

Foolscap apre il disco tra chitarre telluriche, basso slappato e passo cadenzato, incrociando in soli quattro minuti tutto l’universo grunge di inizio anni ’90. Get Proud And Race, subito dopo, invece di cambiare la ricetta, aggiune nuovi ingredienti (una spolverata di Tool) rendendo il piatto ancor più saporito, tra chiatarre nervose, momenti di piena e un cuore emotivo, quieto e delicato. Many Trained Soldiers spinge per tutta la sua durata, come un terremoto, giocando su chitarre e ritmiche serrate, fino a lasciar spazio alla più diluita Faded Memory Of My Promises che, distesa, tra lievi note di chitarra, neri accenti di basso ed esplosioni finali, trasporta ed ipnotizza. No One Knows What Clearness Means gira su chitarre propulsive, in lieve crescendo, mentre Saturated People, a seguire, è una fitta pioggia ritmica (prima di sfociare in piccole pozze di quiete, contornate da tempesta sonora). Sot, tende i nervi, inarca la schiena e ferisce con il suo suono affilato e preciso, passando poi il testimone a The Joker che, proseguendo nera e irata, si distende leggermente nei ritornelli (ma senza mai perdere di vigore). Vipassana, quasi di matrice post rock (arpeggi che tanto sanno di June Of ’44) è calma mista a lievi allucinazioni. Infine Serrable conclude esplodendo ancora un’ultima volta, prima di spirare definitivamente.

The Rough Core Of Things suona come un disco di 15-20 anni fa. Nelle sue interiora si ritrova tutto l’universo grunge, post grunge e le evoluzioni sonore costruite dai Tool. Un disco sicuramente derivativo, in tutte le sue componenti (dalla batteria alla voce), ma che conquista (soprattutto i nostalgici) per quanto riguarda la buona qualità tecnica dei musicisti e l’abilità nel costruire canzoni così elaborate.

I The Rest Side sono una band italiana che non sembra assolutamente italiana. Fosse uscito a tempo debito, si sarebbe gridato al miracolo, ma così non è stato. Un disco che ci sentiamo di consigliare e una band che potrebbe regalare grandi sorprese. Orgogliosi di averli sul nostro suolo.

Voto: 7

TRACKLIST:
01. Foolscap
02. Get Proud And Race
03. Many Trained Soldiers
04. Faded Memory Of My Promises
05. No One Knows What Clearness Means
06. Saturated People
07. Sot
08. The Joker
09. Vipassana
10. Serrable

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