Subterranean Masquerade – The Great Bazaar

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Subterranean Masquerade – The Great Bazaar

Anche il 2015, benché sia iniziato da nemmeno due mesi, ha già regalato alcuni dischi fantastici ai quali si va ad aggiungere questo pubblicato dai Subterranean Masquerade, band israeliana che si avvale del contributo di due vocalist di diversa provenienza geografica, ovvero il norvegese Kjetil Nordhus (Green Carnation, Tristania) e lo statunitense Paul Kuhr (Novembers Doom).

Il progetto capitanato dal chitarrista Tomer Pink, con questo suo secondo full-length che arriva a 10 anni di distanza dal precedente, offre un progressive di scuola americana (Spock’s Beard era Neal Morse ed Enchant, in particolare) che in due brani (l’opener Early Morning Mantra e Specter) viene gradevolmente integrato da influenze etniche, a mio avviso dosate in maniera opportuna, facendo sì che il disco mantenga costantemente leggerezza e fruibilità, pur sempre nell’ambito delle atmosfere cangianti tipiche del genere.
The Great Bazaar racchiude così sette brani nei quali non si avverte alcun calo di tensione, anche perché, quando il sound sembra scorrere placido, con ricami chitarristi e tastieristici di prim’ordine a supportare la voce di Nordhus, l’irruzione del growl di Kuhr conferisce quella sferzata di energia che non risulta affatto fuori luogo, pur in un contesto decisamente diverso da quello in cui il musicista dell’Illinois è abituato a muoversi.
Ribadisco, quest’album è un’autentica perla che, pur pagando dazio talvolta ai nomi citati in precedenza, oltre ai Pain Of Salvation, ed ovviamente agli Orphaned Land durante i passaggi etnici, riesce comunque a svettare sulle altre uscite del settore grazie al ricorso a soluzioni sonore mai scontate; un grande aiuto in tal senso giunge dalla varietà della strumentazione, con i fiati e gli strumenti a corda tradizionali che regalano quel valore aggiunto capace di elevare The Great Bazaar non di poco oltre la media.
Davvero difficile trovare un brano nettamente superiore agli altri, tale è la qualità complessiva messa in campo da Pink e soci, anche se Blanket of Longing, con le sue splendide orchestrazioni e l’uso magnifico delle due voci, e la già citata Specter, il secondo degli episodi intrisi di umori orientaleggianti, spiccano leggermente in un contesto di livello non comune: il disco, dopo qualche ascolto, vi avvolgerà con il suo impatto melodico e la forza evocativa di brani che non vi stancherete mai di riascoltare.
Chi continua ad aprire bocca solo per dare aria agli organi interni, sprecando fiato nel sostenere che al giorno d’oggi in ambito prog non ci siano nuove band che meritino d’essere ascoltate, si ficchi in testa le cuffie ed ascolti almeno due-tre volte di fila senza pregiudizi The Great Bazaar, oppure taccia per sempre …

Tracklist:
1. Early Morning Mantra
2. Reliving the Feeling
3. Tour Diary
4. Nigen
5. Blanket of Longing
6. Specter
7. Father and Son

Line-up:
Tomer Pink – Guitars
Paul Kuhr – Vocals
Golan Farhi – Bass
Matan Shmuely – Drums
Or Shalev – Guitars
Shai Yallin – Keyboards
Kjetil Nordhus – Vocals

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