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Recensione : Stargazer – A Merging To The Boundless

Più di mezzora di spettacolare e malvagia musica oscura, assolutamente da non perdere.

Stargazer  -  A Merging To The Boundless - Recensioni Metal

La terra dei canguri nel modo del rock/metal è famosa a tutti per aver dato i natali ad una delle più conosciute band del mondo, gli Ac/Dc dei fratelli Young e, seguendo la loro scia, altri gruppi dediti all’hard rock hanno avuto più o meno il loro momento di gloria.

Ma tra i deserti di quella terra ancora oggi misteriosa, si cela un folto movimento underground che accomuna molte band interessanti di cui vale la pena parlare.
Tra queste, nel metal estremo, ci sono sicuramente gli StarGazer, ormai veterani della scena, provenienti dalla città di Adelaide, dei quali A Merging To The Boundless è l’ultima fatica.
Il loro black/death si ammanta di atmosfere rarefatte e al limite del prog, suonato con maestria, mantenendo una oscurità di fondo notevole.
Molto vario nei sette brani proposti, l’album richiama il black atmosferico di derivazione nord europea, le parti veloci sono perfettamente amalgamate a quelle dove la musica dei nostri diventa introspettiva, a tratti molto tecnica nelle ritmiche, così da offrire un prodotto che punta sull’impatto esoterico e mistico, assecondando i testi e l’ottimo cantato da stregoni demoniaci di The Great Righteous Destroyer (anche funambolico bassista) e The Serpent Inquisitor (axeman sopra le righe) accompagnati in scorribande tecnicissime dal drummer Selenium.
Dopo un inizio sui generis, il disco prende il volo con brani stupendi in cui l’arte estrema incontra il prog in una nera danza malvagia: momenti atmosferici fanno da contorno con il loro incipit oscuro ed evocativo non perdendo un grammo in inquietudine, anzi strabiliando proprio per la bravura nel tenere altissima la tensione in un susseguirsi di passaggi spettacolarmente tetri.
Capolavoro di questo ottimo album sono gli undici minuti di The Grand Equalizer, ovvero black e prog al servizio di un sound travolgente per impatto dove i musicisti jammano come una band settantiana impossessata dal più malvagio dei demoni, in una continua tempesta di cambi di tempo e atmosfere.
Non c’è un solo brano in cui la band non risulti straripante nel suo tecnicismo che non risulta, però, mai fine a se stesso, offrendo oltre mezz’ora di spettacolare e malvagia musica oscura, assolutamente da non perdere.

Tracklist:
1. Black Gammon
2. Old Tea
3. An Earth Rides Its Endless Carousel
4. A Merging to the Boundless
5. The Grand Equalizer
6. Ride the Everglade of Reogniroro
7. Incense and Aeolian Chaos

Line-up:
The Great Righteous Destroyer Bass, Vocals
Selenium Drums
The Serpent Inquisitor Guitars, Vocals

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