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Recensione : The Queen Is Dead Volume 75 – Sigh \ Autopsy \ Raven

Come primo disco abbiamo l'eccezionale ritorno dei maestri giapponesi del black metal Sigh, con un nuovo capolavoro su Peaceville Records. E poi death metal californiano con gli Autopsy, altro gruppo che non necessita di presentazioni. Chiude la puntata qualcosa di totalmente differente, ovvero i power metallers inglesi di lunga data Raven, con l'ultima fatica " Leave'em Bleeding " in uscita a fine settembre.

The Queen Is Dead Volume 75 - Sigh \ Autopsy \ Raven

The Queen Is Dead Volume 75 – Sigh \ Autopsy \ Raven

Come primo disco abbiamo l’eccezionale ritorno dei maestri giapponesi del black metal Sigh, con un nuovo capolavoro su Peaceville Records. E poi death metal californiano con gli Autopsy, altro gruppo che non necessita di presentazioni. Chiude la puntata qualcosa di totalmente differente, ovvero i power metallers inglesi di lunga data Raven, con l’ultima fatica ” Leave’em Bleeding ” in uscita a fine settembre.

SIGH

La carriera di questo gruppo giapponese di black metal comincia nel lontano 1989, con l’esordio del 1993 ” Scorn defeat ” sull’etichetta Deathlike Productions di Euronymous, tanto per dire da quanto sono in giro e la loro credibilità.

Da quel momento è stato un diluvio di dischi per un percorso musicale davvero unico e di altissimo livello. I Sigh appartengono all’avanguardia del black metal, dato che usano il genere come punto di partenza e di incontro fra di esso e la musica giapponese, il tutto per creare qualcosa di unico. Il nuovo lavoro ” Shiki “ su Peaceville Records è sia una summa della loro ultra trentennale carriera sia un ulteriore passo in avanti della stessa.

Il suono di questo disco assume il black metal come punto di partenza e come genere coinvolto con altri nella creazione di un suono progressivo, oscuro ed inquietante, con un cantato in giapponese che aumenta enormemente il livello. La parola giapponese ” Shinki ” che dà il titolo al disco possiede molteplici significati a partire da quello di quattro stagioni, di tempo per morire, di condurre un’orchestra, cerimonia, motivazione e colore.

I significati più adatti a questo disco sono quelli di quattro stagioni e di tempo per morire, dato che il lavoro prende ispirazione da un poema tradizionale giapponese, e da qui il fondatore e musicista multi strumentale Mirai Kawashima descrive l’entrata nell’autunno della sua vita con l’inverno che si avvicina.

Il suono è molto sinfonico, e come si vede nella copertina potrebbe benissimo essere l’ispirazione per uno spettacolo od una pittura giapponese, ma non nel senso di luogo comune europeo della cultura giapponese, ma come studio e vivida rappresentazione di essa in maniera vitale. Il percorso sonoro di ” Shiki” è come entrare in un quadro di altri tempi, dove i valori erano più distinti, accompagnati da una musica spirituale, aggressiva e allo stesso tempo narrante e senza un momento di stanchezza. Kawashima e sua moglie Dr. Mikannibal si sono circondati di ottimi musicisti per questo disco, come il chitarrista Frédéric Leclercq dei Kreator, il batterista americano Mike Heller dei Fear Factory e dei Raven, con una comparsa dell’ex membro dei Sigh Satoshi Fujinami al basso.

Il disco è stato poi registrato e prodotto in vari studi in giro per il mondo, con una produzione molto ben studiata. Si viene avvolti da ” Shiki” con la sua moltitudine di suoni e di situazioni, un momento si era nel Giappone feudale e il momento dopo abbiamo degli alieni davanti che ci parlano, il tutto in maniera coerente e affascinante. Il black metal rimane molto importante nella loro poetica, ma viene diluito in qualcosa di diverso da una moltitudine di strumenti anche tipici giapponesi che introducono altre istanze e contribuiscono alla narrazione.

Il disco è di un livello altissimo, e solo i Sigh sanno fare queste sinfonie maledette, poiché la loro è musica classica giapponese fatta in un’altra maniera, e non vi sono eguali.

Molto bello il primo video tratto dal disco ” Mayonaka No Kaii “, con il grande contributo dell’artista grafico Costin Chioreanu che sta diventando una referenza molto importante nel mondo metal.

AUTOPSY

Era dall’ormai lontano 2015 con il disco ” Skull Grinder ” che gli Autopsy da Oakland autentiche leggende del death metal americano non pubblicavano qualcosa di inedito come lp, ed ecco ” Morbidity triumphant “ su Peaceville Records.

Gli Autopsy sono in giro dal 1987 e hanno prodotto molti classici del death metal americano non proveniente dalla Florida, come ” Severed Survival ” del 1989 o ” Mental funeral ” del 1993 solo per citarne due, ma tutta la loro discografia è molto valida a partire dalle bellissime copertine degli ultimi albums. Gli Autopsy fanno un death metal tradizionale, marcio, cadenzato e con momenti di puro entusiasmo, con forti influenze thrash e hardcore, infatti il loro suono ricorda a volte quello degli Slayer nei loro momenti maggiormente hardcore.

Questo loro ottavo album, non tantissimi per un gruppo così longevo ma tutti notevoli, ci mostra gli Autopsy in perfetta forma e con tantissima brutalità da offrire a delle vittime consapevoli e vogliose di sentire quel suono tagliente e diversamente veloce che è il death metal americano, e sono molti i momenti entusiasmanti del disco. ” Morbidity triumphant ” a parte il titolo più che azzeccato, è un album che coinvolge dal primo ascolto, anche se si è alla prima esperienza con i ragazzi di Oakland, che non sono più tanto giovani ma sono ancora molto taglienti e dai gomiti aguzzi.

Ci sono come da tradizione del death metal californiano momenti più veloci e altri più cadenzati con incredibili cambi di tempo, per suggellare un grandissimo ritorno. Nulla di nuovo, ma un disco di grandissimo death metal, fatto con ancora tanto sudore e passione, quella che li guida ancora adesso, e che assicura ai seguaci sempre una qualità molto alta e tanto divertimento.

I tempi erano maturi per un questo disco e chi ha la fortuna di poterli vedere dal vivo non rimarrà deluso.

RAVEN

Gli inglesi Raven sono una pietra miliare del power heavy metal, attivi dal 1980, hanno attraversato tantissime mode, hanno visto sorgere e cadere imperi musicali che parevano floridi, e loro sono sempre lì e questo ” Leave’em bleeding “ su Steamhammer \ Spv è qui a dimostrarlo.

I fratelli Gallagher ( John e Mark non quelli assai più litigiosi che se la sognano una carriera così), sono stati fra i padrini della NWOBHM e hanno poi fatto evolvere il loro suono senza perdere di vista la loro natura, e in questo disco c’è tutto ciò. Il disco che raccoglie il meglio dei loro ultimi sette anni più sei canzoni bonus scorre benissimo, contiene l’immortale spirito della NWOBHM che non è mai morto e si aggira in mezzo a noi, reso in modo moderno e molto appetibile anche a chi è assai più giovane di tutti noi. Anzi, un disco così spumeggiante avremmo voluto sentirlo ai nostri tempi.

Tutti i pezzi sono lanciati a mille, prodotti molto bene e sono il meglio del power heavy metal che possiate ascoltare, con moltissimo spirito inglese che è alla base di tutto, qui come si può sentire nella geniale ” Malice in Geordieland ” o nella magnifica  di ” Rock this town ” e nell’ultimo pezzo ” Stay hard ” catturato dal vivo ad Oklahoma City nel 2017 e che racchiude tutto ciò che è questo gruppo, divertimento proletario.

Questa retrospettiva degli ultimi sette anni è un’operazione molto intelligente che fa capire quanto questo gruppo possa ancora offrire ai suoi fans, grazie anche all’incredibile apporto di Mike Heller alla batteria già visto poco sopra nell’ultimo disco dei Sigh.

 

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