The Queen Is Dead 72 – Ferum / Saturn’s Cross / Ataraxia

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The Queen Is Dead 72 – Ferum / Saturn’s Cross / Ataraxia

Inizia una puntata che spazia fra generi davvero diversi, i primi sono i Ferum un incredibile trio di death doom davvero unico. Si passa poi al progetto solista del canadese Sebastian Montesi chiamato Saturn’s Cross e che spazia fra darkwave, coldwave e onirismo. Chiudiamo con l’alchimia spirituale e il neofolk degli Ataraxia, un disco meraviglioso.

FERUM

I Ferum sono una notevole bestia sonora divisa geograficamente fra Italia e Lituania, e il disco è stato registrato in Estonia. La loro musica è un doom metal con derive death metal e sludge pesante, incalzante e che fa parecchio male. “ Asunder / Erode “, in uscita per Unorthodox Emanations e Avantgarde Music,è un disco di musica senza speranza, rumore marcio e nero, la colonna sonora di qualche girone infernale o semplicemente delle nostre vite. I Ferum hanno esordito nel 2018 con un ep molto convincente intitolato “ Vergence “ e avevano impressionato le menti più malate amanti della musica pesante.

Il trio in questo disco raggiunge un livello ancora più elevato dove il death incontra il doom e viceversa. Ci sono momenti dove non si sa dire che genere stiano facendo e questi momenti sono praticamente tutto il disco. Cavalcate death che si infrangono contro le scogliere del doom e rendono la loro musica molto molto intensa e fragorosa.

I Ferum sono in grado di rendere molto doom il death di derivazione americana e molto death il doom più tipicamente inglese. Sanno diventare duri saturando lo spazio sonoro e poi più subdoli e sensuali in altri momenti, il tutto ad un’intensità e ad una marcezza davvero difficili da trovare altrove.

Questa poetica non si può definire commistione di suoni, perché è tutto dentro le loro radici e l’albero che prende vita ha già dentro di sé tutto questo, mentre sfida il cielo. Il disco è stato registrato dal produttore e tecnico del suono Ake Kangus in un luogo molto suggestivo e pieno di spazio dove fare rumore, ovvero la Tallinna Linnahal di Tallin in Estonia, in origine una colata di cemento che è stata la casa di cultura durante gli anni sovietici e ora sala da concerti, un deserto in pratica.

Nel disco c’è una canzone dedicata a questo posto, “ Entrails of Linnahall “ ed è uno dei pezzi milgiori del disco, anche se è davvero impossibile scegliere un pezzo migliore perché questo disco va preso nella sua interezza. “ Asunder / Erode “, come dice lo stesso titolo, parla di dicotomie molto dolorose, di separazione e di tutto ciò che ci porta all’erosione e al collasso, il tutto rappresentato in maniera incredibile dalla copertina di Paolo Girardi un’artista meraviglioso e che si potrebbe definire il Bosch italiano, con i suoi dipinti demoniaci e pieni di vita e di morte.

Il disco verrà eseguito nella sua interessa all’ Helsinki Death Fest per chi si trovasse da quelle parti dopo ferragosto.

Un gran bel disco per un gruppo fra i più interessanti in Italia e non solo.

SATURN’S CROSS

Il musicista canadese Sebastian Montesi si allontana dai suoi soliti lidi musicali dei suoi gruppi Auroch e Mitochondrion, per tuffarsi in Saturn’s Cross un progetto che parte dalla cold wave per andare molto lontano.

Sebastian è un musicista che vive immaginandosi la musica, lo si può comprendere ascoltando questo debutto solista intitolato “ Cheat Death “ e in uscita per Avantgarde Music, un’etichetta italiana dalla qualità estrema, con un catalogo che spazia in molti generi musicali e che possiede come minimo comune denominatore la qualità.

Il gruppo ha cominciato con Sebastian come unico membro, per poi vedere l’ingresso di 1908 al basso e alla voce.

Con questa formazione il gruppo ha trovato una certa stabilità che ha portato alla pubblicazione del disco, un lavoro oscuro, che ha molta wave al suo interno, insieme a tanta elettronica prodotta molto bene, un matrimonio tenebroso e che vola radente a terra, per poi librarsi in volo quando meno ce lo aspettiamo.

Oltre alla darkwave e alla coldwave c’è anche molta musica sognante, quasi che fosse il prodotto di una mente collettiva che sta sognando, la creazione di una dimensione diversa dalla nostra, ma con cervelli molto reali. “ Cheat death “ è un disco che possiede una profonda identità, è di ampio respiro e coglie tantissime cose, è come un lungo viaggio dentro e fuori di noi, rigorosamente nelle tenebre, ricercando forse la luce, anche perché queste tenebre sono molto affascinanti e se ne esce con difficoltà. Dentro questa musica si è come sospesi, ma non è vera attesa perché questa stessa attesa è un qualcosa che sa succedendo, molto etereo e fisico al contempo.

Un ottimo debutto, un disco che va ad arricchire ulteriormente il catalogo della Avantgarde, un’etichetta che non ha paura di uscire dalla sua zona confortevole.

ATARAXIA

Nuovo disco per l’ensemble modenese Ataraxia, un qualcosa di unico nel panorama musicale italiano e mondiale, attivi dal 1990 e con qualcosa come 28 dischi alle loro spalle, pubblicati da etichette come Cold Meat Industry, Equilibrium, Ark, Cruel Moon, Twilight, Avantgarde, Prikosnovenie, Infinite Fog, Sleaszy Rider, AnnapurnA e questo da lavoro da The Circle.

Il gruppo ha portato avanti in tutti i suoi lavori un discorso musicale che mette assieme tradizione musicale e di conoscenza con cose maggiormente contemporanee e folcloriche.

Ascoltare un disco degli Ataraxia è un’esperienza unica e totalmente inaspettata, ogni loro fatica stupisce e rinnova la magia. Ci si trova proiettati in luoghi lontani, dimenticati dalla modernità dell’uomo e anche la loro forma musicale è assai particolare. “ Pomegranate – The Chant of the Elementals “ è un rito pagano, un viaggiare dentro la natura e le sue forze, misurando il tutto con il nostro metro umano, con i suoi sensi e le sue emozioni. E questo disco di emozioni ne fa scaturire parecchio, è un suono che riscalda l’anima facendole ritrovare qualcosa che abbiamo provato tanto tanto tempo fa, ma che è rimasto indelebilmente scolpito dentro di noi.

Il cantato femmineo di Francesca Nicoli è alchemico, il suo è un canto antichissimo eppure molto moderno e cattura il senso del tutto grazie anche alla musica di Vittorio Vandelli e Giovanni Pagliari.

Il neofolk è certamente presente, e l’aver annoverato il gruppo all’interno di questo genere che può contare su di un pubblico estremamente affezionato ha sicuramente giovato alla loro meritata fama, ma il loro neofolk è originale, un qualcosa di precluso ad altri gruppi. Il nuovo disco degli Ataraxia è un qualcosa che va sentito con calma, lasciandosi rapire e non è certamente adatto alla fretta o alla superficialità dello streaming, ma anzi richiede attenzione che verrà totalmente ripagata.

Magia, paganesimo, neofolk, un nuovo tassello di un percorso musicale che attinge direttamente dalla natura e dai suoi spiriti elementali come dice il titolo, e il lavoro va ancora più a fondo in questa direzione, regalandoci momenti di una dolcezza assoluta, come l’apertura di “ Ode ad Afrodite “, una canzone che racchiude un magico tesoro, come tutto il disco.

Godetene.

 

 

Massimo Argo
argomassimo01@gmail.com
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