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Recensione : Shamael – Il Suono di Mille Orchestre Parte II

Galasso con quest'opera a nome Shamael conferma di aver scelto nuovamente la strada più difficile per giungere all'attenzione degli appassionati e fa bene, sia per i risultati raggiunti sia perché un ipotetico successo commerciale sarebbe irraggiungibile in questo segmento stilistico, anche offrendo sonorità più edulcorate; l’esito de Il Suono di Mille Orchestre è gratificante e per certi versi anche più peculiare, rivelandosi la maniera ideale per il musicista pugliese di veicolare il suo profondo sentire.

Shamael – Il Suono di Mille Orchestre Parte II

Circa un anno fa mi sono trovato a parlare del secondo album del progetto funeral doom denominato Shamael, fondato dal musicista pugliese Raffaele Galasso; Il Suono di Mille Orchestre Parte I fin dal titolo presupponeva la realizzazione di una seconda parte che è arrivata puntualmente all’inizio del 2024, confermando quanto e di buono era già stato offerto in precedenza.

Ai fini della valutazione dell’album è importante ricordare che il full length d’esordio di Galasso con questo moniker, Melancholie Der Engel del 2021, era maggiormente orientato ad esprimere la versione più atmosferica del sottogenere, mentre il successivo lavoro mostrava caratteristiche ben più dissonanti ma allo stesso tempo ricche di profondità ed intensità; così come la prima parte, Il Suono di Mille Orchestre parte due non lascia spazio alcuno a divagazioni melodiche in quanto, coerentemente con il titolo, offre un coacervo di sensazioni disparate, quasi che a offrirle fosse un ensemble in cui ciascun musicista suona partiture a sé stanti ma tutto questo, ancora una volta, non crea alcun effetto cacofonico bensì un avvolgente e affascinante intreccio di sonorità di non facile decrittazione.

L’album si snoda così lungo 4 brani della dura media di circa dieci minuti (più un breve interludio), sempre ispirato concettualmente a I Fiori del Male di Baudelaire e connotato da un’enorme potenza evocativa che può esser colta solo a patto di scavare a fondo nella profondità delle note; anche per questo si rivelerebbe superfluo fare una descrizione particolareggiata dei brani perché, comunque, il trademark resta lo stesso dall’inizio alla fine, consentendo all’ascoltatore di respirare un pizzico d’aria più salubre solo in occasione del citato Interludio.

Galasso con quest’opera conferma di aver scelto nuovamente la strada più difficile per giungere all’attenzione degli appassionati e fa bene, sia per i risultati raggiunti sia perché un ipotetico successo commerciale sarebbe irraggiungibile in questo segmento stilistico, anche offrendo sonorità più edulcorate; l’esito de Il Suono di Mille Orchestre è gratificante e per certi versi anche più peculiare, rivelandosi la maniera ideale per il musicista pugliese di veicolare il suo profondo sentire. A chi si volesse immergere in quest’ultima opera degli Shamael consiglierei di sentire di seguito gli ultimi due album, in virtù di una continuità stilistica che trasforma le due parti de Il Suono di Mille Orchestre in un’opera unica, qualsiasi sia il significato di questo aggettivo che si voglia utilizzare.

2024 – Autoproduzione

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