Sea Of Disorder - Merging Land and Sky 1 - fanzine

Sea Of Disorder – Merging Land and Sky

Gli austriaci Sea Of Disorder si manifestano nuovamente, dopo l’ep omonimo del 2012, con un album di postrock non troppo convenzionale e ricco di spunti interessanti.

Il duo salisburghese formato da Robert Czeko e Christian Hubmann con Merging Land and Sky mette sul piatto un progetto ambizioso il giusto e di lunghezza considerevole, quasi a voler dimostrare di non aver nulla da temere in tal senso, a livello di riscontri di pubblico e critica.
Certo, uscire indenni dal quarto d’ora di 1953, per esempio, non è semplicissimo, almeno non prima che il tema portante ripetuto ad oltranza trovi una qualche variante sfociando infine in uno splendido crescendo.
Il post rock dei Sea Of Disorder diviene peculiare quanto le tenui pennellate chitarristiche si irrobustiscono andando a confluire in una forma di doom straniante (Ghost Of Yesterday, Merging Land And Sky), oppure allorché strumenti non convenzionali vanno a sporcare l’algida aura delle linee sonore (Horizon).
L’album è quindi molto valido, pur non rivelandosi un ascolto facile, proprio perché è apprezzabile la ricerca da parte dei due musicisti austriaci di sonorità meno conformi agli stilemi del post rock.
Una prova di spessore all’insegna di un sound ancora perfettibile, in particolare nel suo essere incisivo in maniera ancora un po’ altalenante.

Tracklist:
1.Ghost Of Yesterday
2.1953
3.Merging Land And Sky
4.Falling Giants
5.As The Clouds Disperse
6.Horizon

Line-up:
Robert Czeko
Christian Hubmann

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Stefano Cavanna
stefano@iyezine.com

Cresciuto per motivi anagrafici a pane e prog, a differenza di molti miei coetanei non passo il tempo a piagnucolare sostenendo "cosa vuoi sentire ora, quello che viene pubblicato ai giorni nostri è tutta spazzatura" ... Invecchiando ho allargato invece i miei orizzonti musicali e oggi sono essenzialmente un appassionato patologico di funeral/death doom, oltre che ascoltatore compulsivo di metal in ogni sua svariata forma, senza per questo disconoscere (ci mancherebbe altro) tutta la grande musica prodotta negli anni '70.