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Recensione : Revelations Of Rain – Deceptive Virtue

I russi Revelations Of Rain in realtà, nel loro paese e nelle altre nazioni che utilizzano i caratteri cirillici, sono conosciuti come Otkroveniya Dozhdya e l’utilizzo di un monicker anglofono, cosi come avviene per i titoli degli album, è un semplice escamotage per una più rapida assimilazione del marchio, visto che, in ogni caso, tutti gli album e i relativi brani sono intitolati e cantati in lingua madre.

Revelations Of Rain – Deceptive Virtue

La band originaria di Podolsk è già al quarto full-length e si è sempre distinta nelle occasioni precedenti per una produzione di buon livello medio destinata, apparentemente, a restare comunque ingabbiata tra la moltitudine di altre band che, soprattutto nella area ex-sovietica, si dedicano a forme di doom estremo.
Questo disco, però, costituisce un’autentica folgorazione e fin dalle prime note si intuisce che Deceptive Virtue non potrà essere derubricato come un lavoro ordinario: il quartetto russo mette in scena un’ipotetica summa del meglio dei mostri sacri della scena gothic-death doom, prendendo le mosse dagli ovvii My Dying Bride, dagli altrettanto scontati Swallow The Sun, ma attingendo anche all’innato senso melodico dei Saturnus e, in certi passaggi più rallentati, alla dolente malinconia degli Ea.
I cinquanta minuti attraverso i quali si dipana il tragico lirismo dei Revelations Of Rain non lasciano alcun dubbio sul fatto che questo disco debba necessariamente entrare a far parte della collezione di chi ama questo genere musicale: partendo dalla splendida opener Chernye Teni, passando per un brano capolavoro come Dekabr – Chast e la successiva Mezhdu Bezzhiznennymi Beregami che, non so quanto per caso, nella sua parte finale si trasforma nella versione ultra-doom di “Shadow Of The Hyerophant” del maestro Steve Hackett, e arrivando alla solenne drammaticità della conclusiva Jestetika Opustoshenija, non c’è un solo momento di stanca in un album che, francamente, ha il solo difetto di conservare quelle caratteristiche autoctone che ne renderanno più complessa la divulgazione al di fuori dei confini dell’ex-impero.
Il magnifico tocco chitarristico di Yuriy Ryzhov costituisce il viatico ideale per affrontare questa ennesima, tormentata, navigazione attraverso i mari profondi e sconfinati del dolore e della melancolia.

Tracklist:
1. Chernye Teni
2. Dekabr – Chast 2
3. Mezhdu Bezzhiznennymi Beregami
4. Obmanchivaja Dobrodetel’ (instrumental)
5. V Bezumii Velichie Tvojo
6. Pepel Nad Nami
7. Jestetika Opustoshenija

Line-up :
Yuriy Ryzhov – Guitars
Ilya Remizov – Guitars (rhythm), Keyboards, Vocals
Igor Yashin – Bass, Vocals
Denis Demenkov – Drums

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