port royal-flares

E’ con grande orgoglio che ho l’ opportunità di parlare di questa band genovese, che sta iniziando a circolare nel giro mediatico sia italiano che europeo.E’ un po’ finalmente che nella scena locale sta iniziando a muoversi qualcosa su più fronti, grazie ad un ormai solido lavoro sia da parte di locali che di organizzazioni e labels, lavoro che sta dando i suoi frutti e nel panorama underground italico e in quello estero.E i Port Royal ci sono, dopo difficoltà probabilmente legate alla loro proposta musicale non prettamente di facile assimilazione e di difficile assorbimento dal mainstream italiano.I nostri baldi giovini sono riusciti dopo anni di purgatorio e sforzi, partendo dagli albori targati Marsiglia Records, ad arrivare alla tanto conclamata Resonant, etichetta di nicchia, promotrice per fare un nome, degli Olvis.Flares si può considerare un progetto di 78minuti circa suddiviso in dieci tracce, algide e vaporose, candide e avvolgenti, che pervadono l’ ambiente che le ospita di una lontana malinconia, di origine islandese.E già perché a non conoscerne la provenienza, difficilmente i Port Royal si accosterebbero come origine ad un paese mediterraneo.Le loro sulfuree visioni accarezzate qua e la da una pulsione ritmica che in un certo qual modo distorce un po’ la concezione di batteria, si divincolano benissimo dai clichè di genere e dalle convenzioni che andrebbero a classificarli a cavallo magari tra il post rock più etereo ed elettronica di avanguardia ambient oriented, in quanto la loro maturità compositiva è sia stilistica che se vogliamo, etica.I nostri hanno sicuramente ascoltato Brian Eno, hanno sicuramente imparato la lezione dei Sigur Ros e hanno assimilato ad oc le enfasi dei Mogwai ma hanno avuto la bravura di rendere il tutto originale.Perché se è vero che di cose analoghe ne escono a iosa, è altrettanto vero che sono ben poche quelle interessanti e ancor meno quelle degne di stima. Loro stima ne meritano, e dovrebbero riceverla anche da quelle etichette e distribuzioni che li hanno snobbati e forse mal recepiti qualche tempo fa quando ancora il progetto Port- Royal non era uscito allo scoperto.Blow Up per citare una rivista, ha consigliato qualche numero fa di mandare cartoline dalle varie locations che ospiteranno il prossimo tour europeo autunnale della band. Forse sarebbe il caso.. comunque, sta il fatto che la rivincita i Port- Royal se la sono già presa e forse è meglio che lascino far parlare la loro empatia sonora, che è già sufficientemente grande ed eloquente.

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Autore: dolorian gray

Nato nella primavera del 1982 sotto il segno del Toro,sta ultimando gli studi all' Accademia di Belle Arti a Genova.Umorale, istintivo, nostalgico ???????, avverso alla forma, innamorato dei contenuti;ha suonato in diversi gruppi, ma attualmente milita nei Japanese Gum,dove dà adito alle sue pulsioni indie-nerd-troniche e in un side-project dedito al post-rock ( ammesso che esista).Ascolti dichiarati: Nick Cave and the Bad Seeds, Godspeed You! Black Emperor, Joy Division, My Bloody Valentine, CCCP, Black Dice.Letture dichiarate: Fëdor Michajlovic Dostoevskij, Albert Camus, Emil Cioran, Bertold Brecht, Jonathan Coe, Michail Afanasievic Bulgakov.Visioni cinematografiche dichiarate: Sergej Mikhajlovic Ejzenstejn, David Lynch, Pier Paolo Pasolini, Woody Allen, Darren Aronofsky, Richard Kelly. Visioni artistiche dichiarate: Willem De Kooning, Marina Abramovic, Gustave Courbet, Anselm Kiefer, Anton Corbijn, Damien Hirst.

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