iye-logo-light-1-250x250
Webzine dal 1999
Cerca
Close this search box.

Recensione : Orakle – Eclats

"Eclats" è un buonissimo disco, probabilmente un po’ elitario nella sua essenza, ma capace di soddisfare chi apprezza questa particolare commistione tra sonorità estreme ed evoluzioni strumentali di matrice progressive.

Orakle – Eclats

Terzo album per i francesi Orakle, dediti ad una forma di progressive death/black certamente non inedita ma di indubbia qualità.

I musicisti coinvolti nel progetto (tra i quali troviamo Emmanuel Rousseau degli immensi 6:33 e dei Carnival In Coal) sono di primissimo ordine e lo dimostra ampiamente la padronanza tecnica esibita nel corso di Eclats.
Tutto ciò, alla fine, si rivela nel contempo pregio e limite dell’opera: infatti, chi ricerca passaggi intricati e ammantati da una buona dose di sana follia qui troverà pane per i suoi denti ma, di contro, sfido chiunque a memorizzare agevolmente non dico un brano intero ma una sua specifica porzione.
In effetti, all’ennesimo cambio di tempo eseguito in un amen dagli Orakle, l’ascoltatore meno avvezzo al genere rischia di finire a gambe levate come accaduto di recente al povero Boateng dopo la finta di Messi …
Volendo trovare un termine di paragone con un nome già noto si può dire che gli Orakle siano una sorta di versione meno estrema degli Ephel Duath: stessa perizia esecutiva, uguale ricerca di un suono anticonvenzionale e medesima difficoltà nel decrittarne la proposta.
Pur apprezzando il lavoro, ritengo che un minimo di linearità o in più lo avrebbe reso più appetibile e quindi migliore; per di più il suo svilupparsi nell’arco di quasi un’ora ed il ricorso alla lingua madre non ne agevolano sicuramente la fruizione.
Resta inteso però che Eclats, contraddistinto anche da una prestazione vocale versatile e da un lavoro chitarristico di fattura non comune, è comunque un buonissimo disco, probabilmente un po’ elitario nella sua essenza ma capace di soddisfare chi apprezza questa particolare commistione tra sonorità estreme ed evoluzioni strumentali di matrice progressive.

Tracklist:
1. Solipse
2. Incomplétude(s)
3. Nihil incognitum
4. Apophase
5. Le sens de la terre
6. Aux éclats
7. Bouffon existentiel
8. Humanisme vulgaire

Pierre “Clevdh” Pethe – Drums
Frederic A. Gervais – Vocals, Bass, Keyboards, Guitars
Antoine “OHM” Aubry – Guitars
Etienne Gonin – Guitars
Emmanuel Rousseau – Keyboards

ORAKLE – Facebook

Get The Latest Updates

Subscribe To Our Weekly Newsletter

No spam, notifications only about new products, updates.
No Comments

Post A Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE

Amarok – Resilience

La cifra compositiva degli Amarok è piuttosto personale in quanto, rispetto al più canonico sludge doom, la band californiana non teme di rallentare i ritmi fino a sfiorare un’asfissia scongiurata dal mood atmosferico e melodico che pervade buona parte di un lavoro riuscito come Resilience.

Abysskvlt – mDzod Rum

Gli Abysskvlt, con mDzod Rum, propongono un’opera di grande spessore, sia dal punto di vista spirituale che strettamente musicale, ma non si può nascondere che tali sonorità siano principalmente rivolte a chi possiede un’indole incline alla meditazione.

Silent Vigil – Hope and Despair

Se in passato il sound traeva principalmente linfa dall’insegnamento dei Daylight Dies, tutto sommato Hope and Despair è un album che si muove in continuità con quello stile, che qui viene ulteriormente ribadito dando alla fine l’auspicato seguito, sia pure con il nuovo moniker Silent Vigil, alla brusca archiviazione degli Woccon avvenuta dieci anni fa.