Night Sins – To London Or The Lake

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Night Sins – To London Or The Lake

Secondo disco per la band di Philadelphia Night Sins, già autrice di un buon esordio intitolato “New Grace”, capace di riportarci di peso a quegli anni ’80 che videro la nascita e i momenti di massimo splendore della darkwave.

Già, perchè chi ritiene superflui nomi come Sisters Of Mercy e Mission, tanto per essere espliciti, è bene che passi oltre: in To London Or The Lake le sonorità del trio statunitense sono del tutto riconducibili alle band citate ma, attenzione, ciò non assume necessariamente un significato negativo.
Essendo anche un appassionato di molti altri generi, ho potuto notare una certa benevolenza nei confronti di chi, per esempio, si dedica all’hard rock di stampo settantiano piuttosto che a generi di metal estremo quali il death o il thrash facendo esplicitamente riferimento a quella che, nello specifico, viene definita come una tendenza “old school”, mentre altrove chi opta per operazioni volte a recuperare sonorità dei bei tempi andati viene bollato, nella migliore delle ipotesi, come un opaco clone degli originali.
Qui, evidentemente, non si tratta certo di stabilire se questo disco sia innovativo o meno, direi anzi che non sussistono neppure gli elementi per discuterne: infatti, basta sentire il brano d’apertura Air Dance, con una chitarra ed una base ritmica (con tanto di drum-machine) che paiono essere state prese di peso da “First And Last And Always”, per capire che se Andrew Eldricht non fosse mai nato non esisterebbero neppure i Night Sins.
Il fatto è che questo Lp (nel senso più autentico del termine, essendo uscito solo in vinile ed in tiratura limitata di 500 copie) possiede quell’affascinante aura nostalgica e decadente che non può non essere apprezzata da chi, come il sottoscritto, a quei tempi era un giovincello alla costante ricerca del lato oscuro della musica.
To London Or The Lake si risolve in meno di mezz’ora, nella quale il bravo Kyle Kimball non si limita a replicare pedissequamente le timbriche vocali dei campioni dell’epoca ma cerca almeno di interpretare nella maniera più personale possibile i brani, mentre la coppia Ferry-Betts svolge egregiamente il proprio compito fornendo al sound quel sapore dannatamente retrò che, almeno a me, è piaciuto non poco.
Insomma, se suonasse da qualche parte una cover band dei vari Sisters Of Mercy, Mission, Fields Of The Nephilim o Bauhaus, le creature della notte accorrerebbero a frotte pur di riascoltare dal vivo ancora una volta i capolavori che hanno segnato quell’epopea musicale; i Night Sins però sono molto di più e di meglio rispetto ad una semplice cover band perché, per quanto derivativi possano apparire, la musica che hanno composto in fin dei conti è tutta farina del loro sacco, ed è pure di buona qualità, rivelandosi un motivo più che valido per supportarli senza alcuna remora.

Tracklist:
A1 Air Dance
A2 To London or the Lake
A3 Evangeline
A4 Rain
B1 Bound ‘Round the World
B2 Heaven in the Snow
B3 Dear Marquis
B4 Neon Light Intoxicants

Line-up :
Kyle Kimball -Vocals
Drew Ferry – Guitar
Chris Betts – Bass

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