La cover del primo album di Nadya Albertsson è enigmatica: uno scorcio, come da un cannocchiale o da un buco nel muro, di un patchwork di texture colorate che lottano per prevalere una sull’altra. Può essere l’ingrandimento di un minerale spezzato a metà, così come un collage astratto, o un cumulo di tessuti di stampe diverse, non c’è niente di definito se non i colori in mezzo al nero. Io ci vedo un sentiero, metà ripido, metà piano, o meglio, “Half Silk Half Blade”, come il titolo dell’album, uscito su Rebecca’s Records. Seta e lama sono le forme che assume la voce di Nadya nei brani del disco, tagliente ma anche soffice, a volte pugno a volte carezza, coperta calda ma anche spada pronta a colpire. E sul sentiero che inizia dalla prima traccia, le serviranno entrambe.
Nata in Svezia, Nadya Albertsson la musica ce l’ha nel DNA, iniziando a cantare nel coro della scuola già a 3 anni. Poi una scuola di canto corale, l’università in musica, fino al fortunato incontro durante il Covid con Scott Bathgate, compositore e sassofonista scozzese con cui inizia a produrre musica. Entrambi amano il jazz, il soul, quel sound che strizza l’occhio al R&B e al neo-soul minimale di Erykah Badu, chiamando in causa anche la visione sperimentale di Esperanza Spalding e i virtuosismi vocali di Ella Fitzgerald. È da questa fortunata collaborazione che nasce “Half Silk Half Blade”, già dal titolo una realtà doppia, una dualità transitoria che passa continuamente dalla difesa all’attacco, dall’abbraccio alla stretta soffocante. Nel racconto di Nadya regna la confusione, dai testi alla struttura dei brani, in realtà senza alcuna struttura, quasi improvvisati dalla band in studio, già dal primo brano, “IDKWTS”.
Acronimo di “I don’t know what to say”, a Nadya non mancano realmente gli argomenti di cui scrivere, ma piuttosto di fronte al bivio costante che la società le e ci impone è letteralmente senza parole. Come mi comporto? Faccio in questo o in un altro modo? Cosa penserà la gente? La scelta impone due sentieri da seguire: lana o lama, difendere o attaccare, colpire o essere colpiti. Non c’è tempo per riflettere, tutto va veloce e Nadya sceglie il “il sentiero della lama”: “Devoir” è tagliente, sarcastica, scandita da uno schioccare di dita ipnotico e dai fiati jazz che accompagnano la sua voce squisitamente d’altri tempi. Come altre canzoni dell’album, anche questa è stata scritta durante la pandemia: il ritornello “This world is up for grabs” è il perfetto slogan per il periodo, perchè ora più che mai “il mondo è in palio” e siamo noi a giocarcelo, senza mai dare niente per scontato.
Nella confusione del sentiero, Nadya cambia strada e si ritrova immersa in un prato di lana dall’emblematico nome “The Fall”, riflessione sulla nostalgia a suon di chitarra elettrica e trombe allo sbaraglio, messe in riga dagli acuti della cantante. “Please Please Please” è invece un R&B anni ‘90 che brucia come una ferita aperta, inferta da una lama affilata, un grido soffocato mentre l’amore si sforza di uscire, “please let me breathe” canta. Il sentiero si snoda dentro una città da musical, una Londra o Parigi degli anni 20, dove sulle note di “Swaying” due perfetti sconosciuti passano una notte insieme sfiorandosi senza mai toccarsi, vivendosi il più possibile pur sapendo di essere destinati a non vedersi mai più. Il jazz, da sempre colonna sonora delle più belle storie d’amore, rispetta il suo titolo e chiude la storia in “Pretender”, cantando di quella consapevolezza dietro al romanticismo, la concretezza contro la passione che arriva solo col tempo.
“Half Silk Half Blade”, la title track, è l’ultimo bivio: solo Nadya e il pianoforte di fronte alla scelta finale, nient’altro a distrarla. Canta di seguire il suo istinto, di lasciar perdere la fantasia e l’immaginazione, di dare retta solo a quello che lei, come donna, decide. Sceglierà la lama o la lana? “Take It” arriva come un fulmine a ciel sereno alla fine di una traccia struggente e malinconica, come la risposta a tutto. Nadya sceglie di non scegliere, di non dover essere per forza una o l’altra cosa, ma di essere donna a modo suo in una società che di donne non ne vuole sapere. È un inno di resilienza, un invito a rompere con la perfezione imposta dagli altri, a scoprire cosa ci piace davvero senza che sia il mondo a dircelo. Quel “take it” fa da appello a prendersi tutto, a vivere la vita come si vuole, cantato a squarciagola in un pezzo soul pop per gli amanti delle londinesi Olivia Dean e Joy Crookes.
Gli ultimi due brani sono liberatori, Nadya si spoglia del fardello accumulato sul sentiero, si toglie di dosso la polvere e si riveste di abiti nuovi che finalmente le si addicono, non perché migliori di quelli precedenti, ma perchè è lei ad averli scelti. Nonostante sia il brano più armonicamente complesso, “New Relations” è una vera e propria festa che non potrebbe suonare meglio. “Save relations, just delight” canta nei cori finali, in un trionfo vocale che segna al fine dell’album ma un nuovo inizio per la protagonista, pronta a impugnare la lama senza mai dimenticarsi del calore della lana, consapevole di cosa scegliere in base alla situazione che si trova di fronte lungo il tanto agognato sentiero.
“Half Silk Half Blade” riesce ad essere duplice pur rimanendo coerente in ogni brano, con la voce della cantante sempre riconoscibile e impeccabile che fa da collante tra la musica di Bathgate e della straordinaria band dietro al disco. Alla fine tutte le scelte che Nadya può prendere si riducono a una sola: essere una donna o comportarsi da donna? La differenza è sottile, sta nel decidere chi è da sola o farselo dire dagli altri, a discapito suo ovviamente.
Nadya Albertsson nel suo album di debutto ci insegna che si può essere lama, lana, entrambe o nessuna delle due. Basta seguire il proprio istinto e avere il coraggio di sorridersi di fronte allo specchio, orgogliosi del sentiero sul quale siamo perché l’abbiamo stabilito solo e unicamente noi.
Nadya Albertsson – New Relations
Nadya Albertsson – Half Silk Half Blade tracklist
- Never Know (IDKWTS) 05:14
- Devoir 03:47
- The Fall 03:07
- Please Please Please 02:51
- Swaying 03:56
- Pretender 03:49
- Weak Knees 05:07
- Half Silk Half Blade 04:09
- Take It 03:21
- New Relations 03:01










