nadar solo – un piano per fuggire

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A volte esci di casa senza un obiettivo specifico. Vai a bere (quasi svogliatamente) in qualche locale e poi torni a casa. Poi ci sono le volte che non ti aspetti, quelle in cui qualcosa ti rivolta completamente lo stato d’animo. Una di quelle volte che esci senza tanti soldi (perché comunque sai di non esser ricco) e che, nonostante la tua voglia di risparmio, finisci per comprare un disco, a costo di non aver nemmeno più i soldi per prender l’autostrada per rincasare.

Una di quelle volte è stata quando ho visto i Nadar Solo: canzoni energiche, chiare, pulite ed efficaci, un concerto corposo e genuino. Non potevo non prendere il disco…

I Nadar Solo vengono da Torino, sono in tre (Matteo de Simone, Federico Puttilli, Andrea Zanuttini) e hanno all’attivo già un disco (Nadar Solo, omonimo). Qui però si parlerà del loro secondo lavoro, Un piano per fuggire, uscito per Massive Arts Records.

E’ 7 anni che dà l’avvio al disco, con il suo intro di batteria su cui rapidamente si sommano chitarra voce e basso, con il suo testo quasi infantile, e con le sue sonorità che non pretendono altro che cullare e far sognare. Radical Trip rapida e dal buon mordente, schiaccia sull’acceleratore, con le sue chitarre distorte (ma ben lontane dall’esser cacofoniche) e seguendo una struttura che quasi ricorda certi pezzi dei Placebo. Un’ora sola, invece, recupera la calma, con la sua quiete e delicatezza, avvolgendoci con i suoi suoni e il suo malinconico ritornello. Molto più burrascosa è la seguente Le 100 cose, sorretta da basso e batteria magmatici e da una chitarra che con un po’ di nervosismo incide il tappeto sonoro. 5 secondi prosegue volgendo maggiormente lo sguardo ai Verdena, prendendone tutto il meglio e riproponendolo senza cadere nel banale, ma anzi, convincendo, quindi, Stato maggiore recupera la morbidezza di Un’ora sola e Se non torni, seppur brevissima, colpisce per la sua profonda delicatezza. Fogli di carta parte come se fosse Song 2 dei Blur, ma poi se ne discosta (ovviamente) proponendoci strofe nervose alternate a ritornelli più ampi in cui il suono viene disteso. La strada si fa di nuovo sussurrata e lieve, contrapponendosi alla successiva Inverno verticale, decisamente cupa e tesa, che vibra sempre più, fino ad esplodere nel ritornello. Polvere si ricollega per energia, velocità e nervosismo con Radical Trip, mentre la finale Poe scorre via lieve, chiudendo.

Nel complesso il disco colpisce molto positivamente, nonostante io non sia un grande amante del pop rock. C’è da dire che alcune cose sono da riordinare e migliorare, come per esempio i testi, che ancora non convincono totalmente, oppure la ricerca del suono, che è ancora legata ad altri gruppi e non ancora totalmente personale (nonostante comunque si sia già su una buona strada). Dunque, che dire? Non resta che augurare ai tre torinesi di aver successo, perché le carte ormai le hanno quasi tutte in regola e questo disco ne è la prova.

NADAR SOLO - UN PIANO PER FUGGIRE

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