Matteo Costa-Sono solo matti miei

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Matteo Costa-Sono solo matti miei

Un uomo, la sua storia e una chitarra. Potrebbe essere potrebbe essere questo, con una buona approssimazione e poca fantasia, il sottotitolo dell’esordio solista di Matteo Costa, ovvero il Matteo Romagnoli fondatore dell’etichetta bolognese Garrincha Dischi e membro del duo folk/pop LE-LI.

Una mezz’ora abbondante di cantautorato nella sua forma più genuina e lirica, in cui la semplicità regna sovrana, lasciando i riflettori alle storie narrate.

Pilastri portanti sono infatti chitarra e voce del cantautore ma compaiono anche, sempre un po’ in punta di piedi, tanto che non sempre ci si rende conto del reale affollamento del parco strumentale, anche basso, banjo, tastiere e tantissimi archi e fiati, suonati da diversi membri della vasta ‘famiglia Garrincha’. Gli arrangiamenti sono illusoriamente semplici, lasciando sempre l’impressione di un minimalismo essenziale, creato però ad arte non permettendo agli strumenti di diventare invadenti o di snaturare la natura intrinseca del disco di cantautorato solista.

Il tema principale – e a dire il vero probabilmente l’unico – è l’amore, filtrato con occhi particolarmente sentimentali. Quasi fosse una sorta di parabola, la scaletta segue tutte le fasi di cui è composta una storia d’amore: dal ramo ascendente del sentimento ancora germinante (“Hyde Park”, “Prima d’incontrarti”), al culmine dalla passione consumata (“Senza vocali”, “Elena contro tutti”), al climax discendente dell’entusiasmo che scema sempre di più (“Amore, vai”) e quindi la separazione con la relativa rabbia del post (“Dammi la forza”).

Il punto di vista è soggettivo, così tanto da essere in sospetto di egocentrismo: la donna passa in secondo piano e viene astratta alla figura dell’Amante (con la a maiuscola), non un’unica Beatrice ma tante diverse (si passa da Manuela, a Zoe, quindi ad Alessia ed Elena), accomunate solo dall’aver fatto parte del mosaico emotivo-sentimentale di chi canta e suona. Questo non lascia spazio ad un songwriting suggestivo, ricco di metafore o perifrasi: tutto è detto apertamente e direttamente, in modo a tratti fin troppo prosastico e didascalico, ma che non lascia dubbi sulla sincerità e accoramento di quanto narrato.

Se da un lato il disco ha la forza di intenerire anche le scorze più dure e aride, dall’altro il forte soggetivismo lascia poco spazio all’immedesimazione e al coinvolgimento emotivo. Si ha anzi l’impressione di osservare, un po’ voyeuristicamente, il tutto dall’esterno, arrivando difficilmente a provare una vera empatia per quello che si sta ascoltando. L’impressione è quella di avere davanti un vecchio amico, perso da molto tempo ma appena incontrato per strada, che inizia a raccontare tutto ciò che ha vissuto negli ultimi anni: il suo entusiasmo e la sua gioia ti fanno sorridere teneramente ma non puoi fare a meno di pensare che comunque quella è la sua vita e non la tua.

Un disco quindi che difficilmente farà breccia tra gli ascoltatori come il compagno d’etichetta L’Orso o l’ormai leggenda Brunori Sas – giusto per citare due realtà italiane con cui condivide spirito e sonorità – e dubito che questo sia mai stato nell’intenzioni dell’autore, ma che, per la sua schiettezza e inerme sincerità, non potrà fare a meno di strappare per lo meno un sorriso solidale a chiunque voglia intraprendere questo viaggio di sola andata dentro al personalissimo mondo di Matteo Costa.

1. Hyde Park
2. Prima d’incontrarti
3. Senza vocali
4. Tu sei un fiore
5. Non è stato per caso
6. Elena contro tutti
7. Amore, vai
8. Come Frizzy Pazzy
9. Appeso per le mutande
10. Io senza Zoe ci ho provato
11. Dormire da te
12. Dammi la forza
13. Francesca e la rincorsa

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