LE-LI-BLACK ALBUM

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LE-LI-BLACK ALBUM

Ad un anno di distanza dall’ottimo esordio “My Life On A Pear Tree”, ecco arrivare il secondo lavoro di lunga durata dei bolognesi LE-LI, duo composto da Leli e John, chiamato un po’ citazionisticamente “Black Album”.

Per superare al meglio la difficile prova del secondo disco si sono aggiunti alla formazione del gruppo il sassofonista Elia Dalla Casa e il polistrumentista Andrea Bergamin.

Il titolo, più che ricalcare l’omonimo lavoro dei Metallica, vuole apotropaicamente esorcizzare la paura che precede una tappa delicata come questa, senza dimenticarsi che il nero è la somma di tutti gli altri colori (che, in questo disco, non mancano di certo). L’infoltimento del parco strumentale poi è ben percebile fin da primi secondi di ascolto, anche se quella semplicità diretta ma delicata che dominava l’esordio non va comunque persa.

Uno dei pregi più interessanti del lavoro è la gestione della scaletta: divisa in due parti seguendo il criterio delle diverse lingue utilizzate. La prima parte, cantata in italiano, è dominata da sonorità folk, nel senso più tradizionale del termine, che vanno a pescare direttamente dal repertorio della tradizione popolare, con tracce che ricordano filastrocche e cantilene (soprattutto pezzi come “Alla Befana”, in cui l’anti-eroina popolare viene apostrofata in prima persona, e “A Cosa Servono Le Tonsille?”, sorta di apologia contro l’operazione chirurgica oggi un po’ demodé) e che si rifanno a forme musicali già consolidate (“Il Valzer Dell’Addio”). A questo si aggiunge poi un retrogusto romantico e languido nella ballata “Bambola” e nella drammatica “Troppo Lontano”. La seconda metà, cantata in inglese (con l’intermezzo francese di “Paris Orly”, dalle atmosfere noir effetto seppia), vira invece su sonorità più tradizionalmente indie pop, in cui le melodie si fanno più scorrevoli e musicali mentre il sottofondo meno cadenzato e più melodioso. Oltre a “Sheena Was A Punkrocker”, decadente continuazione in chiave LE-LI del classico dei Ramones, e “No Fun”, in cui sassofono e trombe sono accompagnate dall’ukulele, colpiscono soprattutto le atmosfere crepuscolari di “Fishbowl”, a base di xilofono e archi, e l’energia di “Valentin’s Day”, che chiude il disco con un tripudio di suoni e ritmi dal sentore vagamente etnico.

Così come “My Life On A Pear Tree”, anche “Black Album” non perde quell’attitudine deliziosamente delicata distintiva del gruppo, arricchendola anzi con atmosfere variegate e più dirette, in cui gli spunti interessanti sono numerosi. Un lavoro che si lascia ascoltare spesso e volentieri, soprattutto ora che l’autunno è alle porte.

01 Alla Befana
02 Bambola
03 A Cosa Servono Le Tonsille?
04 Il Valzer Dell’Addio
05 Paris Orly
06 Troppo Lontano
07 Fishbowl
08 The Letter
09 No Fun
10 Sheena Was A Punkrocker
11Valentin’s Day

Voto: 8

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