Last Winter I Died – Erensyrah

Last Winter I Died - Erensyrah 1 - fanzine

Last Winter I Died – Erensyrah

Dopo le ottime uscite risalenti al 2012 con il monicker Dead Summer Society, Mist (Emiliano Santoro) ci presenta questo suo nuovo progetto denominato Last Winter I Died.

A differenza di quanto proposto nei recenti “Visions From A Thousand Lives” e “My Days Through Silence”, con Erensyrah il musicista molisano decide di esplorare i territori della musica ambient, per senza perdere di vista le proprie radici che affondano nel metal più oscuro ed evocativo.
Radici che, ovviamente, non si esplicitano certo attraverso il ricorso a riff pesanti o sfuriate in blast beat, ma che si manifestano a livello di attitudine: se, quando si parla di musica ambient il pensiero corre istintivamente al quel genio indiscusso chiamato Brian Eno, è evidente che Mist preferisce avviare la propria esplorazione della materia partendo da un’angolazione molto più vicina ai lavori strumentali di Burzum e, soprattutto, del primo Mortiis; di quest’ultimo, infatti, è possibile rintracciare un utilizzo solenne delle tastiere e la ricerca di sonorità più “aperte” e meno misantropiche.
Vanno sottolineati anche i frequenti e inevitabili richiami ai fasti della musica elettronica tedesca, non solo degli anni ’70 (Tangerine Dream), ma anche di epoche relativamente più recenti (The Artifact non avrebbe sfigurato all’interno di quel misconosciuto capolavoro che fu “Babel” di Schulze e Grosser).
Erensyrah si rivela tutt’altro che una stucchevole esibizione di loop e note dall’esito pressoché inascoltabile, cosa che spesso accade in questo genere di uscite: i delicati arpeggi Strange Twilight sono emblematici di un lavoro che, pur perseguendo il fine di veicolare sonorità eteree, non perde mai di vista l’aspetto melodico ed emozionale che finisce per costituire l’autentico trait d’union con i dischi dei Dead Summer Society.
Last Winter I Died è il riuscito esperimento da parte di un musicista versatile e che, soprattutto, non si propone in maniera pretenziosa; rispetto a chi utilizza sonorità ambient solo per allungare la durata degli album e, probabilmente, per mascherare le proprie carenze creative, Emiliano/Mist andrebbe apprezzato soltanto per la scelta di presentare un intero disco fatto di sonorità che, per forza di cose, difficilmente potranno fare breccia nei confronti di una vasta audience.

Tracklist :
1. The Quest
2. The Elusive Cliffs Of Erensyrah
3. A View Of The Ancient City
4. Below The Horizons
5. The Artifact
6. Unquiet Sea Of Dreams
7. Sirenade
8. Summer Reveries
9. A Call, A Death
10. Recolective (A Ghost)
11. Strange Twilight
12. How Things Turn
13. Weeping Stars

Line-up :
Mist All Instruments

No Comments

Post A Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.