In arrivo un libro sulla SST Records nel 2022

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In arrivo un libro sulla SST Records nel 2022

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Il nuovo anno dovrebbe portare in dote un nuovo libro incentrato sulla storia della californiana SST Records, che uscirà il prossimo 12 aprile su Hachette Books e si intitolerà “Corporate Rock Sucks: The Rise & Fall Of The SST Records“. Il volume è stato scritto da Jim Ruland, già co-autore della autobiografia sui Bad Religion, “Do What You Want: The Story Of Bad Religion” e del memoir su Keith Morris, “My Damage”.

L’autore, attraverso un approfondimento investigativo, racconta la storia e le vicissitudini della SST Electronics, che inizialmente era un piccolo core business (acronimo di Solid State Tuners) messo in piedi da Greg Ginn e improntato al mondo dei radioamatori e alla vendita di sintonizzatori e trasmettitori, in seguito trasformatosi, a Long Beach nel 1978, nella nota etichetta indipendente SST Records, creata e gestita dallo stesso Ginn, chitarrista folgorato dalla scena punk newyorchese del CBGB e intento a far conoscere alle masse la musica ultraveloce e ipercinetica della band che aveva fondato nel 1976, i Black Flag, visto che tutti si rifiutavano di pubblicare il loro primo Ep, “Nervous Breakdown“. La SST Records, nel giro di poco tempo, diventò una delle label simbolo dell’etica Do-It-Yourself e dell’hardcore punk statunitense, e tanto ha dato allo sviluppo e alla crescita della suddetta scena agli esordi, contribuendo a creare, nella prima metà degli anni Ottanta, un network indipendente, un circuito e una mappa nazionale per il rock indipendente fatto di locali e club in cui hanno suonato le band che la SST ha prodotto: Husker Dü, Descendents, Bad Brains, Minutemen, Dinosaur Jr., Meat Puppets, Sonic Youth e altre band più oscure, oltre (logicamente) ai Black Flag, tra tour estenuanti condotti in maniera spartana e una strategia mediatica di guerrilla marketing. Successivamente, la SST visse un tumultuoso periodo e decise di diversificare la propria proposta musicale, verso la fine degli anni Ottanta e lungo i Novanta, fino a oggi (tra cambio di sede in Texas e una gestione disfunzionale che portò a dissesti finanziari, cause legali e rischi di bancarotta) aprendo il suo catalogo a sonorità jazz e al rock ‘n’ roll più rallentato, pesante e sperimentale, ma ugualmente fuori dai circuiti mainstream e sempre operando come controcultura dell’underground.

Il libro è anche una storia narrativa che spiega ai lettori come è cambiata per sempre l’industria musicale e  presenta interviste inedite a ex dipendenti dell’etichetta, musicisti, manager, produttori, fotografi, registi e tutte quelle persone che hanno ruotato e ruotano intorno alla scena punk e alternative rock degli anni Ottanta, di cui la SST Records è stata indiscussa protagonista. Qui il link per il pre-order.

 

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Reverend Shit-Man
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" Io sono un vuoto a perdere, uno sporco impossibile, un marchio registrato, un prodotto di mercato. Io sono un punto fermo, una realtà di base, un dato di fatto, un dato per perso. Non ho codici segreti né codici cifrati, non cerco centri di gravità permanenti. Io sono una pratica evasa, io sono una vertenza chiusa, un vicolo cieco, un pozzo senza fondo. Non sono come tu mi vuoi. "

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