Hyper Evel-Hyper Evel

Hyper Evel-Hyper Evel 1 - fanzine

Hyper Evel-Hyper Evel

Gli Hyper Evel sono un power trio bresciano che esordisce con un buon album di stoner rock contaminato da grunge, math rock, noise e calde atmosfere blues.

L’Italia è la nuova patria dello stoner rock, c’è poco da fare. Cioè, per essere più precisi: lo stivale è quel posto dove il rock desertico, ormai da troppo tempo rinchiuso in se stesso e nei suoi cliché, è stato fatto sbocciare e rifiorire attraverso la contaminazione. È il caso, per esempio, degli Underdogs, che con il loro Revolution Love dell’anno scorso hanno dato vita ad un incrocio proficuo ed eccitante tra stoner, grunge, doom e hardcore. E anche i bresciani Hyper Evel, un classico power trio chitarra-basso-batteria (che dio benedica i power trio!), rientrano a pieno diritto in questo movimento innovativo della materia stoner. Solo che invece di fuggire dalla parti del doom e dell’hardcore, i nostri hanno deciso di contaminare il tutto con ritmiche math (dalla parti dei Don Caballero), brandelli di grunge-noise e mescolare il tutto attraverso una calda e avvolgente melma blues prelevata direttamente dal delta del Mississipi.

Vi risulterà tutto più chiaro quando vi metterete all’ascolto e sarete accolti da una chitarra grunge che si tuffa improvvisamente in un riff blues accompagnata da un’armonica. Ne viene fuori un gran pezzo hard blues (Silly), sostenuto da una voce calda e oscura che accarezza il riff hard e le scorribande della padrona di casa (l’armonica). Il disco prosegue veloce sui binari disegnati della traccia di apertura, alternando momenti più stoner classici (Lost Generation, Al) a qualcosa che potremmo con qualche acrobazia definire math-stoner (Open Every Cage, Ethical), passaggi “candidamente” hard-blues (Invisible, Desertica) a violenti step-back grunge-metal (Just Disgusting). La voce è oscura e calda (tra Chris Cornell e Layne Staley), la chitarra si destreggia benissimo tra riff stoner e splendide aperture blues, basso e batteria fanno un bel lavoro di ritmica (da notare su Just Disgusting e Open Every Cage) e le intromissioni di sassofono, armonica e trombone danno al disco quel nonsoche di varietà e freschezza che manca a tanti lavori del genere. Non manca proprio niente all’appello.

Tutti presenti!
Inutile aggiungere che è veramente un piacere mettere e rimettere sul piatto questo Hyper Evel, un album che riesce a riempire gli spazi vuoti e a riscaldare l’ambiente, forte di quei vividi colori (e calori) blues che ti accompagnano per tutta la durata, facendo da dolce contraltare ad un affascinante feeling dark. Tanto di cappello agli Hyper Evel e a chi ha scommesso su di loro.

Facebook page: http://waww.facebook.com/pages/HYPER-EVEL

LINE-UP
Cristian Barbieri: chitarra e voce
Riccardo Rauseo: basso
Gioele Serena: batteria

TRACKLIST
1. Silly
2. Lost Generation
3. Open Every Cage
4. Invisible
5. Ethical
6. Desertica
7. Al
8. Just Disgusting
9. Strange Country
10. Animals

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