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Recensione : Disturbed – Immortalized

Il minutaggio altissimo (quasi settanta minuti) non aiuta la fruibilitร  dell'ascolto, ma dopo cinque anni di assenza, direi che la voglia dei fans del gruppo di ascoltare musica inedita รจ stata sicuramente soddisfatta, anche per la buona qualitร  generale delle tracce composte.

Disturbed  -  Immortalized - Recensioni Metal

I Disturbed sono stati, negli anni di massima popolaritร  del metal moderno statunitense, da tutti conosciuto come nuย metal, una delle band piรน convincenti ed a loro modo originali, amalgamando con ottimi risultati heavy metal ed industrial e licenziando almeno tre album sopra la media, che hanno dato al gruppo dell’ottimo vocalist David Draiman una considerevole popolaritร .

“The Sickness”, folgorante debutto del 2000, bissato dal capolavoro del gruppo, “Believe” di due anni dopo, aprirono alla band le porte dello star system americano, per via del particolare sound creato dal gruppo, dove ritmi sincopati, e chitarroni metallici, facevano da base al cantato particolarissimo del vocalist, il tutto reso perfettamente in sede live, dove la carica del gruppo veniva espressa alla massima potenza.
Altra storia per gli album a venire, il trittico “Ten Thousand Fist”, “Indestructible” e soprattutto, l’ultimo “Asylum”, non riuscirono a mantenere il livello dei primi due lavori, cosรฌ che, nel 2010 il gruppo si prese una pausa durata cinque anni, tornando ora con questo buon lavoro che, se non raggiunge il livello dei suoi illustri predecessori, riporta abbastanza in alto le quotazioni dei Disturbed.
Il gruppo sembra aver ritrovato la freschezza compositiva e l’impatto aggressivo dei primi lavori, Draiman ruggisce su brani dal groove debordante come la title track, posta subito dopo l’intro e che forma con The Vengeful One e Open Your Eyes un trio di songs micidiali, come se il gruppo volesse confermare il suo ritorno al sound che quindici anni fa ne decretava il successo.
Da qui in poi la band alterna fucilate dalle ritmiche folgoranti, a brani dalle apertura melodiche ariose e meno urgenti, espressione di una maturitร  artistica ormai consolidata, Immortalized ha in questa particolare altalena il suo punto di forza, risultando vario e non monocorde come il precedente lavoro, toccando anche buone vette emozionali con la cover di The Sound Of Silence, interpretata con trasporto dal buon Draiman che si dimostra un cantante sopra la media.
Nel mezzo, ottimi esempi di metallo moderno ed esplosivo come Save Our Last Goodbye, Fire It Up la devastante Never Wrong, dove il gruppo torna davvero ai fasti di “The Sickness” e la metallica Legion Of Monsters altro brano top del disco.
Buon ritorno dunque per il gruppo statunitense, il minutaggio altissimo (quasi settanta minuti) non aiuta la fruibilitร  dell’ascolto, ma dopo cinque anni di assenza, direi che la voglia dei fans del gruppo di ascoltare musica inedita รจ stata sicuramente soddisfatta, anche per la buona qualitร  generale delle tracce composte.
Potrebbe essere un nuovo inizio per il gruppo, traspare dall’ascolto dell’album un ritrovato entusiasmo, non rimane che assaporare con calma il nuovo lavoro e tenere d’occhio i prossimi passi della band.

Tracklist:
1. The Eye Of The Storm
2. Immortalized
3. The Vengeful One
4. Open Your Eyes
5. The Light
6. What Are You Waiting For
7. Youโ€™re Mine
8. Who
9. Save Our Last Goodbye
10. Fire It Up
11. The Sound of Silence
12. Never Wrong
13. Who Taught You How To Hate

Line-up:
David Draiman – Vocals
Dan Donegan – Guitar
Mike Wengren – Drums
John Moyer โ€“ Bass

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