Decay Of Reality – Reality Of Decay

Primo full-length dei Decay Of Reality, band russa che vede alle prese con un death di buon spessore diversi esponenti di spicco della scena doom moscovita.

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Con un po’ di ritardo rispetto alla sua uscita, avvenuta nello scorso ottobre, andiamo ad occuparci del primo album dei Decay Of Reality, band russa che vede alle prese con un death di sicuro spessore diversi esponenti della scena doom moscovita.

Non a caso, il disco esce per la MFL Records di Evander Sinque, che qui presta il suo efferato growl a supporto del lavoro chitarristico di Hater e della base ritmica a cura di Gungrind (basso) e di Vladimir Lyashkov (batteria).
Chi conosce quell’ambito musicale, saprà quindi che vocalist e bassista fanno parte degli Who Dies In Siberian Slush nonché dell’ultimo nato tra i molteplici progetti doom della capitale, gli ottimi Unmercenaries, che il chitarrista è uno degli storici componenti degli Abstract Spirit e che il drummer ha prestato la sua opera in valide realtà death-doom quali Shallow Rivers e Revelations Of Rain.
I Decay Of Reality, nati nel 2012 su iniziativa di Hater ed E.S., diedero il loro primo segno di vita con un demo piuttosto bizzarro, visto che si trattava di una vera e propria prova da sottoporre all’audience tramite una coppia di brani riproposta in duplice versione prima death e poi doom.
In effetti, partendo da quell’abbozzo il progresso della band è stato sensibile con l‘approdo odierno ad una forma di death impietosamente ortodosso, molto vicino alle sonorità della scuola svedese degli anni ‘90 (Entombed, Grave, Dismember, Unleashed), anche se intregrato da un innato gusto per dissonanze stranianti e da un DNA doom che si manifesta in qualche mortifero rallentamento, in particolare proprio in Seplophobia e Urge To Get Away, i già citati brani che componevano “The First Dementia”.
Diciamo pure che, con tutta la personale stima che nutro verso questa cerchia di valenti musicisti e pur essendo l’album un’ottima esibizione di tecnica e di conoscenza del genere, nel cimentarsi con il death tout-court i nostri restano comunque invischiati nel gruppone, cosa che invece non capita loro quando nelle rispettive band di appartenenza è la componente doom a renderne maggiormente peculiare il sound.

Tracklist:
1. Intro
2. The Vortex
3. Dissection
4. To Overcome Death Phobia
5. A Chronic Sense of Emptiness
6. Seplophobia
7. Urge to Get Away
8. Pyromaniac

Line-up:
Gungrind – Bass
Vladimir “Vile” Lyashkov – Drums
Hater – Guitars
E.S. – Vocals

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Autore: Stefano Cavanna

Cresciuto per motivi anagrafici a pane e prog, a differenza di molti miei coetanei non passo il tempo a piagnucolare sostenendo "cosa vuoi sentire ora, quello che viene pubblicato ai giorni nostri è tutta spazzatura" ... Invecchiando ho allargato invece i miei orizzonti musicali e oggi sono essenzialmente un appassionato patologico di funeral/death doom, oltre che ascoltatore compulsivo di metal in ogni sua svariata forma, senza per questo disconoscere (ci mancherebbe altro) tutta la grande musica prodotta negli anni '70.

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