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Recensione : Celtefog – Deliverance

Il duo ellenico, con "Deliverance", esibisce un album realmente inattaccabile sotto qualsiasi punto di vista

Celtefog – Deliverance

Quando ci si trova di fronte a lavori di tale qualità, chi recita a giorni alterni il de profundis per il black metal dovrebbe provare a rivedere le proprie posizioni in maniera oggettiva, invece di seguire i trend del momento.

Comprensibilmente il genere ha perso buona parte della carica istintiva e selvaggia dei anni novanta, ma resta il fatto che, nel frattempo, i suoi interpreti, al netto della sovrabbondanza produttiva, appaiono ben più evoluti dal punto di vista tecnico e compositivo, caratteristica questa che emerge in particolare nelle sue ramificazioni, tra le quali una delle più importanti è quella pagan.
I greci Celtefog, con questo lavoro, arrivano a rinverdire i fasti di un nome pesante come quello dei Windir, introducendo nel loro sound quella componente melodica, meno algida e solenne e più malinconicamente mediterranea, capace di differenziarla.
Il duo ellenico, con Deliverance, esibisce un album realmente inattaccabile sotto qualsiasi punto di vista: i brani scorrono uno dopo l’altro mantenendo sempre alto il pathos, raggiungendo picchi che molte band più note oggi purtroppo si sognano; due tracce eccelse come l’opener Rats e Antihuman preparano il terreno all’esplosione del capolavoro Incest Miasma, dalla linea chitarristica capace di restare scolpita nella mente a tempo indeterminato
Proprio il lavoro con la sei corde di Archon, che si occupa anche della voce e di tutti gli strumenti, eccetto la batteria appannaggio di Wolfram, appare quale elemento peculiare dei Celtefog, grazie ad un tratto molto personale quanto sempre evocativo.
Le ottime Your Eyes, My Pleasure, Dying in the Oceans e The Waves of Oblivion, introducono alla seconda perla del lavoro, The Rain Is Coming from the North, brano che racchiude tutte le caratteristiche peculiari della band, prima che una traccia meno d’impatto e più rarefatta come Aurora Borealis arrivi a chiudere un album magnifico.
Non tutte le crisi economiche vengono per nuocere, quindi, se è vero che in Grecia, Spagna ed Italia continuano ad emergere band di spessore qualitativo medio oltre le aspettative.

Tracklist:
1. Rats
2. Antihuman
3. Sounds of the Pass from a Fallen Angel
4. Incest Miasma
5. Your Eyes, My Pleasure
6. Dying in the Oceans
7. The Waves of Oblivion
8. The Rain Is Coming from the North
9. Aurora Borealis

Line-up:
Wolfram – Drums
Archøn – All instruments, Vocals

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