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Recensione : Campidilimoni – 1933 Ep

Drizzate le orecchie e l'ansia arriverà, gestiamola con Campidilimoni.

Seconda parte di una trilogia di dischi che dovrebbe concludersi a settembre, chiudendo così un anno di uscite. Hip hop altro, seguendo la traccia storta degli Uochi Toki, ma qui troviamo maggiore adesione agli stilemi del genere.

Campidilimoni è un giovane marchigiano che si diverte poco e quindi fa hip hop misto, bastardo, un gran bell’ibrido. L’hip hop in questo caso serve a raccontarsi in maniera totale, lasciando da parte i cliché, non c’è autoreferenzialità. Campidilimoni non dice di averlo più lungo, di sniffare tra le tette di qualche bitcha, ma racconta il suo disagio che è anche il nostro. Già dal titolo si capisce che il peggio è ben presente, poiché 1933 è un riferimento ad un libro di John Fante, 1933 un anno terribile. Si parla, si dicono cose sulle basi lo fi e appositamente minimaliste di gimonti da Latina, che si afferma cittadina indie, a volte vedi che le cose vanno diversamente da come le immaginava il Duce. Anzi gimonti non cura solo i beat ma tutta la produzione del disco, che ha la particolarità di avere basi originali senza campionamenti risultando quindi originale e quasi suonato. Finalmente il rap torna alla sua origine di linguaggio atto a raccontare, anche se qui sarebbe più corretto parlare di cantautorato rap, flusso di coscienza powered by electronics. Non facile e mai ovvio, Campidilmoni è un ottimo diversivo al tedio e alla sicurezza molto relativa delle nostre vite. Drizzate le orecchie e l’ansia arriverà, gestiamola con Campidilimoni.

Autore
Massimo Argo

TAG -1
rap

TAG – 2
cantautorale

TAG – 3
elettronica

Uscita Mainstream
No

ETICHETTA

TRACKLIST
1. 1934
2. Dettagli
3. Il Più Grande Dei Miei Rischi
4. Venerdì
5. Ero(e)

LINE-UP
Campidilimoni : Poco Divertimento
gimonti : Altro

CAMPIDILIMONI – Facebook

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