Caltrop – Ten Million Years And Eight Minutes

I Caltrop piacciono per il loro approccio genuino e disincantato; immagino che siano una band ideale da godersi dal vivo (magari con un bel boccale di birra in mano) e, se mai un giorno dovessero capitare dalle nostre parti, sarebbe un peccato farseli sfuggire.

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A volte può essere sufficiente una fotografia per intuire, senza aver ancora ascoltato una singola nota, che tipo di musica si sprigionerà dalle casse dello stereo.

Infatti, basta vedere l’immagine dei Caltrop, inviata dall’agenzia che cura la promozione del loro disco, per escludere a priori almeno una dozzina di generi; questi tizi barbuti e abbigliati in maniera semplice e un po’ trasandata evocano esclusivamente una musica fatta di sudore, polvere e spontaneità.
Il gruppo del North Carolina, con tutte queste caratteristiche, non può che proporci uno stoner imbastardito con la tradizione southern rock, che riporta direttamente al mito della Allman Brothers Band, con l’aggiunta delle derive psichedelico-progressive degli ultimi Mastodon, il tutto proposto in maniera scarna ma ugualmente coinvolgente.
Ten Million Years And Eight Minutes è un viaggio lisergico ricco di sfumature blues, nel quale la naturale predisposizione alla jam-session spesso prende il sopravvento sulla forma canzone; così i Caltrop finiscono per sfogare la loro insana creatività in brani cervellotici ma dannatamente coinvolgenti come la lunghissima Perihelion, l’iniziale Birdsong e la conclusiva Zelma, anche se, a mio avviso, si fanno preferire negli episodi contraddistinti da un suono più robusto e per certi versi più lineare come Ancient, Blessed e la magnifica Shadow And Substance.
A livello di produzione le voci sono un po’ sacrificate, ma è anche vero che la musica del quartetto ha un’impostazione prevalentemente strumentale, utilizzando le parti cantate in maniera essenziale all’interno dei singoli brani.
Sicuramente chi è avvezzo a questo tipo di sonorità avrà di che gioire mentre, a chi fosse sprovvisto del giusto background musicale, consiglio molta pazienza e diversi ascolti per cogliere appieno il reale valore di questo disco.
I Caltrop piacciono per il loro approccio genuino e disincantato; immagino che siano una band ideale da godersi dal vivo (magari con un bel boccale di birra in mano) e, se mai un giorno dovessero capitare dalle nostre parti, sarebbe un peccato farseli sfuggire.

Tracklist :
1. Birdsong
2. Ancient
3. Light Does Not Get Old
4. Shadow and Substance
5. Perihelion
6. Form and Abandon
7. Blessed
8. Zelma

Line-up :
Murat Dirlik – Bass, Vocals
John Crouch – Drums
Adam Nolton – Guitars
Sam Taylor – Guitars, Vocals

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Autore: Stefano Cavanna

Cresciuto per motivi anagrafici a pane e prog, a differenza di molti miei coetanei non passo il tempo a piagnucolare sostenendo "cosa vuoi sentire ora, quello che viene pubblicato ai giorni nostri è tutta spazzatura" ... Invecchiando ho allargato invece i miei orizzonti musicali e oggi sono essenzialmente un appassionato patologico di funeral/death doom, oltre che ascoltatore compulsivo di metal in ogni sua svariata forma, senza per questo disconoscere (ci mancherebbe altro) tutta la grande musica prodotta negli anni '70.

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