C.O.A.G. – Sociopath

C.O.A.G. - Sociopath 1 - fanzine

C.O.A.G. – Sociopath

Ancora una gragnuola di colpi a base di grindcore è quella che ci viene proposta dalla Kaotoxin dopo i Miserable Failure: questa volta il lavoro da prendere in esame è Sociopath dei C.O.A.G.

In realtà, più che “dei C.O.A.G.” andrebbe scritto “di C.O.A.G.”, visto che, caso piuttosto anomalo per il genere, dietro a questo monicker si cela un solo musicista, il belga Déhà, conosciuto soprattutto (e qui l’anomalia raddoppia) per i suo ottimi progetti funeral doom come gli Slow e i Deos, questi ultimi in coabitazione con un altro “workaholic” del metal come Daniel Neagoe, visto all’opera di recente con i magnifici Eye Of Solitude (guarda caso, usciti anch’essi per la Kaotoxin, e in qualche modo qui il cerchio si chiude).
Chi ha ascoltato i lavori citati non deve sorprendersi, quindi, dell’abilità che dimostra Déhà nel cimentarsi in qualcosa che si trova esattamente agli antipodi per stile ed attitudine al doom estremo, perché la peculiarità dei migliori musicisti è proprio quella di risultare credibili quale che sia il genere proposto; infatti, il nostro mostra di sapersi districare in maniera eccellente anche in questo frangente, quando si trova a dover gestire sfuriate dalla velocità parossistica che il più della volte non raggiungono nemmeno il minuto di durata.
Il sociopatico evocato nel titolo del lavoro è ben rappresentato da questo missile sparato a trecento all’ora nelle nostre orecchie, e il fatto che il tutto duri più o meno quanto la parte introduttiva dei brani composti da Déhà con gli Slow non costituisce affatto un problema, anzi, tutto sommato è forse meglio così, visto che un ascolto più prolungato di questo tipo di sound potrebbe avere effetti collaterali devastanti che includono, tra gli altri, la frattura del rachide cervicale e la voglia insopprimibile di uscire di casa e prendere a mazzate una a caso delle tante “squallide figure che attraversano il paese”.
Non vi sto certo a raccontare i brani, intitolati semplicemente come la loro progressione numerica in scaletta, aggiungo solo che l’unica traccia strutturata in maniera pressochè normale, dando all’ascoltatore una minima possibilità di familiarizzare con i suoi contenuti, è non a caso una cover degli Hatebreed, Defeatist, posta in chiusura dell’Ep.
Un piacere inteso e veloce, come una scarica di pura adrenalina.

Tracklist:
01. I
02. II
03. III
04. IV
05. V
06. VI
07. VII
08. VIII
09. IX
10. X
11. XI
12. XII
13. XIII
14. XIV
15. Defeatist

Line-up :
Déhà – Vocals, All Instruments

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