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Recensione : Bbqt – Dangerous Dame   

La band si autodefiniscedi sleaze, ma io penso proprio che siano punk, con le dovute e cercate incursioni nel glam - si veda a tal proposito la traccia iniziale The Boulevard.

Bbqt - Dangerous Dame   

Si dice il peccato e non il peccatore? Il reato di interesse privato è stato definitivamente archiviato con la dipartita del Sommo? Mettiamola così: mi scrive qualcuno di cui non voglio fare il nome – vi darò solo le iniziali C.F. – e mi dice che continua indefessamente a fare uscire dischi e che questo è il più figo che abbia prodotto da molto tempo a questa parte. Io lo ascolto una, due, tre volte e sapete a che conclusione giungo?

Quella che mi trova pienamente d’accordo con lui; questo album dei Bbqt è davvero molto ma molto bello.

La band si autodefiniscedi sleaze, ma io penso proprio che siano punk, con le dovute e cercate incursioni nel glam – si veda a tal proposito la traccia iniziale The Boulevard.

La voce femminile connota di lascivia la successiva Crashin!, che con i suoi 2’56” è il brano più lungo della scaletta, mentre Sara Quell ha tutti i crismi del perfetto fast rock’n’roll. King Of Scum è una pallottola di desperate punk’n’roll della durata di un minuto e mezzo, mentre S.U.F. è – a parer mio – il pezzo più incisivo dell’album. Chiude in bellezza la velocissima The Slip, un treno in corsa desideroso di piazzarsi sulle gengive dell’ascoltatore.

Vi do un aiuto: l’etichetta che licenzia questo lp è la Surfin’Ki, eccovi quindi svelato l’arcano sul nome non citato per intero in apertura, ora non vi resta che scrivergli e aggiungere Dangerous Dame alla vostra collezione.

Bbqt

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