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Recensione : Barking Snails – A Blanket For The Sun

Prima raccolta che afferma l'originalità del noisy duo calabrese.

San Francisco è posizionata al 38° parallelo, che oltreoceano arriva a sorvolare il cielo di Reggio Calabria.

Il leitmotiv che fa partire questo aereoplanino da un punto all’altro non è la ricercatezza propria del suono, ma l’incisività che gioca con i suoi antipodi: Punk e Doom, a detta della “Concertini di Musica Brutta” e di Simone. L’inno che apre il disco dà tuttavia un superficiale giudizio, che si può capire solamente gustandosi l’intero EP, a scapito di sorpresa.
Due linee vocali infatti rendono più cristallina la prima traccia immaginando veramente le spiagge soleggiate in compagnia dei Super Furry Animals a guardare ragazze in bikini. Da Inno effettivamente deve saper recare uno stilema che tocchi l’attenzione. Cosa accade con Selfish Loo a seguito? Che non siamo semplicemente vittime di un ascolto vago e casuale ma anche ben concepito vista la differenza che inizia a frastagliare le pareti della camera d’ascolto. Una litania che invoca un ascesi anticipa la prima scossa di chitarre mentre successivamente il ritmo si anima. Citare non sempre è necessario e piacevole, ma un piacevole rimando viene giocato a ping-pong tra Bark Psychosis e Mad Season. Eppure si finisce in modalità Primus subito dopo (Undone City), perché queste chitarre sono davvero multiple di loro stesse, giocando a spiazzare l’ascoltatore sicuramente, ma per ritrovarsi in un terreno fertile. L’EP, che dovrebbe essere seguito da un LP (come inizio a sperare) con la quarta traccia detta Intellectual Song, diventa quasi completo, visto l’intervallo, tecnico e strumentale. Il basso suona davvero bene e tocca le note adeguate che fanno capire la scelta stilistica, davvero molto divertente e coraggiosa per assioma. Si capisce molto bene come due generi così apparentemente distanti riescano davvero bene ad alternarsi , coesistendo in 22 minuti che si ripetono in 44 e 66. Non voglio perdere nulla figurandomi in chiunque avrà il piacere di riascoltarlo per capire cosa potersi aspettare, oltre alla familiarità mentre gli scream e i vocalizzi si intrecciano dando un glorioso cappello a Godzilla ultima traccia. A mio parere, molti gruppi apparentemente sconosciuti, per la decisione dei sottogeneri che decidono di vestire, creano molte più libertà di ascolto che si percepiscono immediatamente dal vivo e anche in questo Maurilio e Michelangelo hanno da dire, raccontare e suonare. Nessun Testamento se non l’attesa per il primo disco ufficiale.

Tracklist:
1. Inno
2. Selfish Loo
3. Undone City
4. Intellectual Song
5. Godzilla

Line-up:
Maurilio Leone – Batteria – Voci)
Michelangelo Strati – Basso – Voci

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