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Recensione : Aurora Borealis – Worldshapers

La band del Maryland conferma la qualità del suo death metal con un ritorno ispiratissimo.

Aurora Borealis – Worldshapers

Tornano più agguerriti che mai gli americani Aurora Borealis, vecchia conoscenza del metal estremo statunitense, arrivati infatti al ventennio di una carriera vissuta ai margini a livello di popolarità, ma dalla proposta qualitativamente ottima.

Il gruppo del Maryland, infatti, ha mosso i suoi primi passi nel 1994 per esordire con un Ep nel 1996 ed arrivare fino ad oggi con l’uscita del sesto full-lenght intitolato Worldshapers, mantenendo sempre in vita il concept sci-fi che ne caratterizza testi ed immagini di copertina.
Il sound continua, imperterrito, ad essere un bel connubio tra death metal, alquanto brutal e black, riconducibile alla voce di Ron Vento e a qualche accelerazione ritmica tipica del genere.
Musicisti d’esperienza e produzione professionale fanno di questo album un gioiellino imperdibile di musica estrema, dove sono riscontrabili un’assoluta mancanza di compromessi e un’attitudine mai venuta meno al combo.
Un’intro futurista, come da copione, lascia spazio a God Like Redemption, death/black furioso, cantato a meraviglia da un malefico Ron, sempre perfetto con il suo caratteristico scream acido, e bissata dalla velocissima title-track, devastante nel suo drumming indiavolato.
Dopo Induced Mutation, dalle influenze black, la band si assesta su coordinate dath e l’album prende il volo: gli assoli si fanno più melodici, il cantato cadenzato e più cupo e si susseguono song dove sua maestà il death diventa sovrano tiranno e crudele.
The Oldest Dilemma, This Is The Way They Choose To Die, And To The Stars Returned sono song ispiratissime, nelle quali i nostri si dimostrano maestri nel plasmare la materia nonché musicisti coi fiocchi, a cominciare dalla sezione ritmica, composta dal bassista Jason Ian-Vaughn Eckert, eguagliato in bravura dal martellante Mark Green alle pelli.
Ron Vento, dalla sua, macina riff su riff e regala splendidi assoli melodici che impreziosiscono un lavoro già di per sè ottimo. Un buon ritorno dunque per la band americana che, con quest’album, conferma tutte le proprie qualità, fiera portabandiera del death metal a stelle e strisce.

Tracklist:
1. In the Beginning
2. God Like Redemption
3. World Shapers
4. Induced Mutation
5. The Oldest of Dilemmas
6. Watchers from Above
7. This Is the Way They Choose to Die
8. A Subtle Way to Eradicate Them
9. Silent War
10. And to the Stars Returned

Line-up:
Jason Ian-Vaughn Eckert – Bass
Mark Green – Drums
Ron Vento – Vocals, Guitars, Programming

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