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Recensione : Altri libertini di Pier Vittorio Tondelli

“Altri libertini” – pubblicato nel 1980 e sequestrato per oscenità e oltraggio della pubblica morale, e poi assolto “con formula ampia” – è una raccolta di racconti anche se l’autore preferiva parlare di romanzo a episodi, data la ricorrenza di situazioni e personaggi.

Altri libertini di Pier Vittorio Tondelli

“Altri libertini” di Pier Vittorio Tondelli, edito da Feltrinelli

“Altri libertini” – pubblicato nel 1980 e sequestrato per oscenità e oltraggio della pubblica morale, e poi assolto “con formula ampia” – è una raccolta di racconti anche se l’autore preferiva parlare di romanzo a episodi, data la ricorrenza di situazioni e personaggi. I protagonisti sono dei giovani degli anni settanta, che cercano la cura alle proprie miserie nella droga o nella fuga da tutto e da tutti.

Potrete leggere passaggi come questi:

A Les Marolles sono tutti fuoriusciti, di ogni razza. Abitano questo vecchio e bellissimo quartiere, però malsano e trasandato. Di italiani non ce ne sono, quei pochi rimasti in Belgio stanno ancora alle mines, gli altri sono ormai tornati. Però tutti qui hanno il ricordo della nostra razza e quando giriamo Rue Blaes per la spesa ci riconoscono e ci fanno festa (…) soprattutto gli spagnoli sono bellagente e ci trattano come fossimo americani sbarcati in centrafrica, tutti premurosi e gioviali. Conosciamo Gonzales che ha una drogheria e noi gli abbiamo esaurito la scorta di spaghetti. (…)

Gonzales ci racconta ogni volta degli Italiani che ha conosciuto, “Ah, les italiens!” dice aprendo il suo sorriso baffuto e grasso eppoi estrae dal bancone una chitarra e intona funiculì-funiculà cha-cha-cha e io rido e applaudo e la moglie esce dal retrobottega e ci offre un sorso di vino spagnolo con la piccola Esterella di cinque anni stretta al sottanone e noi stiamo bene a sentirci italiani e ne siamo anche fieri e orgogliosi che capiamo che questi legami qui sono nati tra la gente che lavora mica trattati a tavolino da diplomatici o ministri del cazzo, che di loro ci vergogniamo sì, altroché.

(…) incontriamo una sera Max che non sa dove andare a dormire (…). Così viene su da noi in topaia a dormire e ci prende anche gusto e resta dieci giorni, tanto che noi gli chiediamo almeno di contribuire alle spese ordinarie visto che ha messo casa senza che nessuno gli dicesse nulla e che per giunta porta anche delle coquettes come si trattasse di un puttanaio. Max finge di incazzarsi, ma capisce che il convento è in malora e sborsa un deca che nasconde spiegazzato nelle mutande e a me mi fa schifo prendere in mano quel foglio lercio ma poi penso che il denaro è merda e la merda non fa male a nessuno e allora chi se ne frega se questo qui puzza di cacca e di piscio, lo prendo, lo apro, lo distendo corro fuori e ci compro alla Feltrinelli di Piazza Ravegnana qualche libro, poi torno a casa e la sera ci leggiamo tutti insieme un po’ di Céline, un po’ di Rabelais e un po’ di Daniel Defoe.

Appena uscito dal bar Dilo chiede a un passante dove sia una tabaccheria, questo gli indica la piazza, lui s’incammina e scrocia d’un tratto in un blocco volante della polizia che chiude la strada con le camionette per traverso. Lo fermano, vedono che è di Bologna, che ha l’accento di Roma e quindi pensano che è uno sbandato e precario venuto su per far casino e dunque lo portano dentro. Nello stanzone palestra della questura Dilo si trova con un centinaio e più di altri ragazzi, i più giovani avranno tredici anni, i più vecchi ventisei, tutt’al più ventotto e incontra pure due in completo da tennis con le borse e la tuta che passavano dal metrò del duomo e li hanno messi dentro, così imparano a girare con quelle racchettazze contundenti.

(…) c’è festa e tutti escono ed entrano dalla scuola e nelle strade c’è una bella confusione (…) la strada per cambiare la scuola è ancora lunghissima e che non serviranno queste feste e queste uscite e che quando non ci sarà scuola la scuola allora sì che funzionerà e sarà bella finalmente, perché uno si alzerà e andrà al cinema e a fare all’amore ed è questa la scuola, cioè l’esperienza, mica la normalizzazione, te lo dico io che ho imparato più da un pompino che da ventanni di esami.

(…) lei dice che faccio la lagna e di smetterla lì perché cerco sempre giustificazioni e meglio sarebbe se mettessi la testa a posto che è il solo modo di sopravvivere in questo merdaio che si chiama Italia e allora le dico che son tutte cazzate e che in Italia sopravvivi solo se hai la lira e anche così fai una vita di merda (…).

Di Mattia m’innamoro e facciamo sempre le tre-quattro del mattino a contarcela e menarcela in giro per la campagna e le vecchie case di Correggio che a lui di Mantova piacciono tanto e gli ricordano quei paesini della bassa che ci stai bene perché non c’è pula nelle piazze a rompere i coglioni.

(…) Mattia se ne va e mi dice che è stato bene ma deve tornarsene a Mantova a studiacchiare e “ti ringrazio che mi hai insegnato tante cose” e lo vedo partire e scoppio a piangere in sala d’attesa che si avvicina una suora e fa povero figliolo e io la guardo e le dico porcodio, fatti i cazzi tuoi che sto malemale che di più non potrei.

(…) poi Andrea non gliela fa più a restare e allora si alza e se ne va rosso dalla rabbia senza nemmeno alzare la mano in un gesto di saluto, ma stramaledicendo a labbra strette questi idioti provinciali sempre pronti a tramare tra di loro e contro gli stranieri. Affanculo!

(…) dice che questo è il primo film, ma poi ne farà degli altri, tutti film di viaggio alla miseria l’ italietta e la commedia, qui caro mio nessuno sa più un cazzo, bisogna registrare le autostrade e i movimenti, ok? Ah, che due maroni questa Italia, io ci ho fame amico mio una gran fame di contrade e sentieroni, di ferrate, di binari, di laghetti, di frontiere e di autostrade, ok? Senti amico mio bisogna gettarsi nelle strade senza tante scene o riflettori, bisogna cercare soltanto una frontiera e un limite da scavalcare, bisogna gettare le nostalgie e i retrò, anco riflussi e regressioni, via gli interni i teatri e gli stabilimenti. Si dovranno invece ricercare periferie, ghetti e marciapiedi, viali lampioni e cantinette, anco però sottoscale soffitte e sottotetti, ok? A morte, a morte! Alla forca! alla ghigliottina! al patibolo! al supplizio! alla gogna e alla garrota! all’esecuzione! alla fucilazione! all’impiccagione! alla defenestrazione i mafiosi i teoreti i politologhi, i corsivisti, le penne d’oro, le grandifirme, gli speculatori del grassetto e del filmetto, a morte! a morte! i mistificatori, le conventicole, i salotti, i milieu, i gruppi e i sottogruppi, le compagnie, le quadriglie e le famiglie, al rogo, al rogo, ok?

 

Autore: Pier Vittorio Tondelli
Editore: Feltrinelli
Collana: Universale economica
Anno edizione: 2013
Formato: Tascabile
In commercio dal:25 novembre 2013
Pagine: 208 p.
EAN: 9788807883811

 

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