“Baol” di Stefano Benni, edito da Feltrinelli
Il romanzo “Baol” racconta un futuro così prossimo – giugno 1991 – da essere già passato, in un paese tanto immaginario quanto neorealista, retto da un grottesco regime (chiamato appunto il Regime) a cui capo c’è il Gran Gerarca degli industriali, Enoch. Baol è un mago buono e triste, che avrebbe solo voglia di divertirsi, se i tempi lo consentissero e che, invece, si ritrova coinvolto in una missione segreta, per salvare l’onore di Grapatax, il principe dei comici: Enoch vorrebbe trasformarlo in un buffone di corte, diffondendo un filmato, naturalmente falso.
Potrete leggere passaggi come questi:
È una tranquilla notte di regime. Le guerre sono tutte lontane. Oggi ci sono stati soltanto sette omicidi, tre per sbaglio di persona. L’inquinamento atmosferico è nei limiti della norma. C’è biossido per tutti. Invece non c’è felicità per tutti. Ognuno la porta via all’altro. Così dice un predicatore all’angolo della strada, uno dall’aria mite, di quelli che poi s’ammazzano insieme a duecento discepoli. Ce n’è parecchi in città. Dai difensori dei diritti dei piccioni alla Liga Artica. Siamo una democrazia.
Ogni tanto, sul marciapiede, si inciampa in qualcuno con le mani legate dietro la schiena. Forse la polizia lo ha dimenticato la notte prima.
(…) c’è una grande piastra ammazzainsetti a seimila volt. Ogni moscerino o farfallone che ci sbatte contro crepa, con un brivido elettrico. Mi è venuto da pensare che nessuna morte, ormai, fa più rumore di questa.
(…) tutti abbiamo il nostro momento d’oro. E dopo, è bello ricordarlo. Se fosse sempre il nostro momento d’oro non ce ne accorgeremmo neanche…
Io non so se Dio esiste, ma se non esiste ci fa una figura migliore.
Lei conosce bene gli Shama. Crudeli e atei, con le loro pitture di guerra, i loro sfrenati costumi sessuali, le loro malattie contagiose. Da anni la loro guerra fratricida è affettuosamente seguita dai nostri organi di informazione. Guardando i loro massacri si dimenticano tutte le altre guerre. Tutte le guerre sembrano ragionevoli, se confrontate alle atrocità della guerra Shama. Sparandosi feti incendiati, torturandosi con gas chimici, avvelenando hamburger, acquedotti, plasmon, gli Shama rendono giustizia alle nostre puntuali operazioni di polizia, alle nostre doverose repressioni, alle nostre sacrosante rappresaglie. Guardando una nostra nobile parata militare, possiamo pensare che queste siano le stesse armi usate nella guerra Shama? No, certamente.
(…) sa come dice la regola giornalistica: se due persone dicono di litigare per le proprie idee, sembrerà che abbiano davvero delle idee (…)
Bisogna vedere i nemici che si hanno. Non bisogna vedere più nemici di quanti se ne hanno.
Il Gerarca rise. Tutti risero. Il Gerarca rise più forte. Tutti risero più forte. Il Gerarca scosse la testa. Tutti lo imitarono. Il Gerarca diede un pugno sul tavolo. Tutti diedero un pugno nella schiena di quello davanti, quelli davanti se lo diedero sul petto.
(…) quello che mi trovai di fronte era la peggior disgrazia che potessi immaginare. Un leccapiedi. Non esiste arma più terribile in dotazione a un Regime. Il suo intuito nel giudicare chi conta e chi non conta, è infallibile. È difficile corromperlo perché sa chi può dargli di più. Non può essere adulato, perché l’adulazione è il suo terreno privilegiato. Non può essere spaventato, perché sa chi può proteggerlo. Sa chi sale e scende le scale delle gerarchie: una sua occhiata di disprezzo è la prova più sicura di una carriera finita.
Enoch ha abbandonato il suo miglior amico in mano ai terroristi e lo ha lasciato uccidere senza muovere un dito. Perché egli ha posto al di sopra dell’amico lo stato. Enoch ha anche tentato un colpo di stato. Perché egli ha posto al di sopra dello stato, l’idea dello stato.
Quando ti lasciai soffrii moltissimo. Era stando vicino a te, parlando con te, che avevo deciso di diventare ribelle. È stata la tua presenza a farmi desiderare di cambiar vita. Ma c’è un momento in cui dai sogni e dalle parole, si deve passare all’azione. È quello che feci. E ti lasciai.
Succederanno cose diverse da quelle che avevamo sperato… verrà il giorno che il dolore del mondo sarà così grande che per un attimo volteremo la testa per non vederlo…
(…) sei un baol… un’idea immortale e fascinosa… sei il pensiero dell’altrove, magia, avventura, libertà, utopia e rock and roll…
Cos’altro aggiungere? Pare che l’autore abbia detto: “La televisione è come giocare a pallone contro al muro. Dopo un’ora, che noia. Leggere è come giocare a calcio davvero. Leggere un bel libro è come fare un bellissimo gol. Non importa se poi alla televisione non ne parlano, tu sai che l’hai fatto”. Perché non entrare nella classifica marcatori leggendo “Baol”?
Marco Sommariva
marco.sommariva1@tin.it










