alec empire-shivers

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( EAT YOUR HEART OUT 2009) : quando ho avuto tra le mani l’ultima fatica di Alec Empire, non stavo nella pelle dalla gioia, finalmente potevo sentire l’ultima fatica di quello che per me è sempre stato un grande dell’elettronica gradinata punk. Fondatore degli Atari Teenage Riot, una band di hardcore elettronica punk metal o digital hardcore (nome dell’etichetta che lo stesso Empire ha fondato), che ti prendeva a pugni in faccia, e ti faceva venire voglia di spaccare tutto quello che avevi intorno.

. Purtroppo l’avventura finì nel 2000 con lo scioglimento del gruppo, e poi con la morte di Carl Crack per overdose (nomen omen), Da quel momento il signor Empire si è diviso tra la carriera solista con molti bassi e pochi alti, e la produzione di gruppi con la sua etichetta Digital Underground
con la quale ha scovato grandi gruppi hardcore. Empire io l’ho sempre visto come un innovatore, come uno che si prendeva dei rischi ma che ci credeva veramente, ma soprattutto come un furia elettronica. Ora, dimenticate tutto. Da questo ep non avrete nulla di ciò che vi descrivevo prima, qui conoscerete un Empire spompato e abbastanza confuso, sempre rivoluzionario, ma forse troppo ambizioso, tanto da spingeris in territiori che a mio avviso non gli appartengono. Non mi aspetto e tantomeno voglio che faccia gli Atari Teeange Riot tutta la vita, ma questo dischetto è noioso a prescindere. Si parte con “Control drug”, un pezzo drum and bass che Cyantific o Dilinja te lo smontano in trenta secondi. L’idea è buona, ovvero la droga che controlla l’uomo (tv? religione? politica? o le droghe stesse?) ma già vista, specialemtne sui marciapiedi italiani negli anni’80, e attualemente ne stiamo vedendo una repilca. “Shivers” sembra un pezzo chill – out ambient, e se anche fosse tale, rimane brutto comunque, alludendo inconsciamente o consciamente a certi pezzi anni settanta di sballatoni smanettoni. Con “Baby skull” herr Empire sembra quasi darsi alla house, perchè la base è un funky house disturbato da altri suoni, praticamente è un discorso di mr Digital Underground. La quarta traccia “If you live or die” sembra presa dal vivo, e qui il disco impena leggermente, pur non acquistando mai slancio. L’ultima, agognata, traccia “1000 eyes” sembra di un
Lou Reed

in acido, svaccato su di un divano di Christine F., e sinceramente è forse la traccia migliore del cd.
Purtroppo da Empire mi aspetto sempre qualcosa in più rispetto agli altri, ma questo ep poteva tranquillamente evitarselo. Non stò facendo il confronto con gli Atari Teenage Riot, qui non c’è trippa per gatti in tutti i sensi. E devo confessarvi che stroncare Alec Empire non mi dà gioia, anzi. Però la sua carriera solista è un pò tragicomica, e questo come direbbe lo Schivapallottole è un cazzo di fatto.

www.digitalhardcore.com
www.myspace.com/alecempire

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