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(Seahorse Recordings 2009) – Due le impressioni su Behind, esordio degli ABULICO. La prima assolutamente consonante alle anticipazioni su questo combo di Napoli, del resto già ascoltato sulla compilation di Bulbart, dove a dire la verità ci aveva entusiasmato e non poco, non fosse altro per il tenore alto della raccolta in generale. L’altra, la più difficile da sorreggere, dal retrogusto assolutamente bislacco.
Del resto succede anche nelle migliori famiglie come quella del “quasi” infallibile Messere della Seahorse.

Sia chiaro, sin da principio, che qui non stiamo parlando del debutto di ragazzini scalmanati che torturano i propri strumenti sulle note dell’ennesimo hardcore californiano. Tutt’altro invece! I riferimenti sono di livello, direi sproporzionato quasi. L’impatto iniziale, infatti, è assolutamente positivo oltre che nostalgico! Chiudo gli occhi ed è come se avessi davanti il diafano Morrissey (e non è da poco) che arzigogola su un tappeto loud coinvolgendomi sin quasi allo sfinimento in un parossistico formicolio. Qualcosa più vicino comunque ai Modest Mouse che non agli Smiths e che, anche senza gli arpeggi metafisici di Marr (certe cose esistono una volta e basta), comunque rende più buono il mio succo pera.
Quanta bella musica in questo disco! Tanta! Forse troppa! Cos’è che non va allora?
Ecco, come spiegare? Purtroppo ai più bravi della classe non si perdona nulla. E gli Abulico lo sono, molto bravi, intendo! Il picco di eleganza e gusto delle premesse ti proietta oltre e per questo, ad un certo punto, credo che, nell’atavico conflitto che le contrappone, la quantità abbia il sopravvento sulla qualità. Si affaccia perciò quella stranissima sensazione duale già con Fixed, dove non me la sento di perdonare alla voce alcune (piccole ma significative) imperfezioni. Un imprinting notevole come questo non può permettersi sbavature di sorta ed anche se un dono, va comunque coltivato! La successiva Betrayer persevera nel lasciarmi un po’ stranito sui falsetti “arrabbiati” (mi chiedo se non sia un problema di sopravvalutazione). Segue qualcosa a metà tra tutto il post-rock esistente (che anche qualora esista davvero non credo comunque abbia più accordi da arpeggiare o delays da sovrapporre) ed un impianto che vuole essere ora shoegaze in pieno stile nordico, ora alternative. Purtroppo in giro c’è molto di più vecchio e di migliore.
Tuttavia, pur credendo all’onestà intellettuale degli Abulico non posso fare a meno di notare come in Hide me, ad esempio, gigioneggino con una ballad al sapore Radiohead (che continuano a fare più danno dell’enola-gay… e comincio seriamente ad odiare!), o come in Life and story of Jm debordino in uno speed-hardrock con un refrain direttamente scongelato dagli ’80 che c’entra poco o nulla con l’economia del disco. Nel finale, Leave me out torna agli altissimi livelli che dovrebbero essere di diritto dei nostri: notevole la personalità più confacente agli intenti indie e l’impalcatura interessantissima snocciolata su una ballad (l’ennesima) a tratti emozionante.
In Days è lo spettro di Jeff Buckley a celarsi sotto il lenzuolo e la voce ritorna pindaricamente a farci sognare. Chiude un’altra ballata (ancora?!?!) con un intro (chitarra e voce) dal sapore legnoso tipico del self-made molto accattivante. Come d’incanto però, tutto diventa più etereo ed ovattato ed un synth decide di accompagnare gli arzigogoli vocali fino alla fine su uno spessore che si fa sempre più duro, ahimè, da digerire. Che peccato! Direi che se il disco avesse contenuto la metà delle canzoni avrebbe rasentato la perfezione ma Behind può, sin da subito, essere considerato, tutto sommato, un buon debutto e pertanto degno di un ascolto meno esigente!

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