23 and beyond the infinite – Elevation to the Misery

23 and beyond the infinity - Elevation to the Misery

23 and beyond the infinite – Elevation to the Misery

23 and beyond the infinity - Elevation to the Misery

23 and beyond the infinity – Elevation to the Misery

Di cosa parliamo quando parliamo di psychedelia?

Dare delle definizioni appare troppo spesso riduttivo e rischia di tralasciare, più o meno consapevolmente, troppi particolari che invece sarebbero fondamentali. Ma dato che oramai nel ginepraio delle descrizioni mi ci sono, incautamente, inoltrato tanto vale dire la mia con il massimo dell’umiltà e conscio di quanto possa essere lungi dall’ infallibilità.

Bene quindi eccola la mia opinione a riguardo: la psychedelia è uno stato della mente, è molto più di un suono, è un modo di porsi e di comunicare, è qualcosa che prende chi la ascolta e lo accompagna in un mondo parallelo, che lo sgancia dalla realtà troppo spesso piatta di un vivere fatto di tanti troppi tristi stereotipi.

Parafrasando i CGB è qualcosa nella quale o sei uno che conta o sei fuori. Inerpicarsi in questo terreno così scosceso non è quindi assolutamente agevole, ci vogliono davvero un’attitudine e un feeling che in pochi possiedono.

Fra questi si possono tranquillamente annoverare i beneventani 23 and beyond the Infinity e lo dimostra, senza tema di smentita, questo Elevation to the Misery.

Il compito di aprire le danze spetta a Brave New World nella quale ho scorto echi neppure troppo velati di un album che adoro qual’è Taste dei Telescopes, seguono, senza per questo voler tralasciare i brani che non citerò, Playhouse nella quale esplodono ciclicamente sprazzi di una follia che viene a stento sopita, It is What it is che con i suoi gorghi stordenti esplicita il passo leopardiano dell’infinito in cui il poeta diceva “Naufragar m’è dolce in questo mare”, Pendejo la cui tribale percussività può ricordare i Suicide che incontano e collidono con i 13th Floor Elevators, chiude il tutto Las Vegas una cavalcata acida che conferma – semmai ce ne fosse bisogno – gli effetti devastanti che hanno avuto gli Spaceman Three sui cuori e sulle menti più ricettive.

Se volete farvi del bene e, credetemi, spesso non è un bisogno ma una necessità, date un ascolto a questo disco.

Chi mi conosce sa quanto non sia per nulla nazionalista (nostra patria è il mondo intero) ma ogni tanto ci si può dire fieri che determinate cose arrivino dalla una delle, supposte, periferie dell’impero.

Il Santo
calcagnoluca31@gmail.com

Il Santo alias Luca ovvero il secondo (o il primo,fate voi) urlatore alla sbarra,a proposito tutti sul podcast ad ascoltarci.Il sopranome l'ho adottato non per motivi religiosi, ma ispirandomi al miticopersonaggio interpretato da Roger Moore nello splendido telefilm Simon Templar.MI piace ascoltare musica,leggere,il gioco del calcio,pensare con la mia testa.Mi piace il sublime e il terribile, il rock'n'roll piu' semplice ma anche un sacco di altre cose. Mi piacciono le persone che non si fanno di inutili menate per questo mi piacciono Simone e Loriana e per questo scrivo e sostengo In your eyes.

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