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Zeta 07

Zeta 07: Settima puntata, sempre più avvincente il nostro racconto.

Zeta 07 - Racconti

PRIMA PUNTATA  – ZETA 01
SECONDA PUNTATA – ZETA 02
TERZA PUNTATA – ZETA 03
TERZA PUNTATA – ZETA 04
TERZA PUNTATA – ZETA 05
TERZA PUNTATA – ZETA 06

 

SETTIMO
– Ho lasciato la colazione sul tavolo
Questa volta non dormiva Jim. Era pronto e lucido. Lanciò la mano fuori dalle lenzuola e afferrò il polso della ragazza.
– Dottore, dottore corra il paziente si è svegliato
– Come?
– Si venga presto, mi sta stringendo il braccio
– Ha gli occhi ancora chiusi
– Ma la sua forza è incredibile anche dopo tutti questi giorni di sonno
– Certo è normale ora non sa controllarsi
– Cosa facciamo?
– Stia calma, tra poco aprirà gli occhi e la lascerà. Dove ha messo la medicazione?
– E’ li sul tavolo come ogni giorno
– La medicazione
Sussurrò Jim con gli occhi finalmente socchiusi
– Dove mi trovo?
– Ben svegliato Jim. Lei è nella clinica del sonno. E’ normale non ricordare nulla. Stia tranquillo
Jim si sentiva smarrito.
– Cosa mi è successo?
– Ha deciso lei di chiudersi nella nostra clinica senza spiegarne il motivo e noi non abbiamo fatto altro che assisterla durante il lungo sonno
Non ricordava nulla, come ipnotizzato per dimenticare. Aprì gli occhi completamente e quando si abituarono alla vista della luce del neon, la riconobbe.
Era lei la misteriosa ragazza.
L’infermiera. Bellissima senza un difetto, aveva la pelle liscia e trasparente e occhi color ghiaccio. La stringeva ancora forte e il cuore iniziò a palpitare.
Il dottore prese in mano gli strumenti per misurare i valori vitali.
– Ora sta bene
– Deve solo riprendere le forze e poi potrà uscire
Cercava di non guardare il dottore mentre si occupava di redigere la cartella clinica, poi, quando trovò il coraggio di guardarsi attorno, lasciò la presa della ragazza e lo vide.
Senza i vestiti laceri e ripulito era difficile riconoscerlo.
– Quindi è stato tutto un sogno
– Lei è qui da un po’, capita a molti di sognare durante il trattamento, non si preoccupi. Non è uscito da questa stanza per tutto questo tempo, glielo assicuro
Jim si alzò, si sedette sul letto, la testa girava per via della pressione sanguigna non ai livelli ottimali a causa della degenza.
Sollevò lo sguardo verso il dottore. Lui lo guardò senza troppi pensieri. Jim sorrise si mise in piedi e si incamminò verso l’uscita. Il sole era ancora alto nel cielo. Il lungo viale della clinica era rivestito di alberi secolari e si spegneva su un grande cancello. Camminò lentamente, non era certo più necessario correre. Il cuore aveva battiti regolari. Il respiro era tutt’altro che affannato. Si sentiva sereno e sobrio.
Presente a se stesso senza più alcuna sostanza nel sangue.
Il grande cancello era aperto. Jim si voltò per osservare il luogo in cui aveva “vissuto” quell’esperienza.
Un sorriso nacque furtivo sulle sue labbra. Girò le spalle senza pensare oltre e ad aspettarlo c’era lei.
FINE
– Cosa fai, mi lasci qui da sola?
– Certo che no
Jim se ne andò con la mano nella mano della ragazza che lo aveva curato per tutta la sua degenza. No, non lo aveva abbandonato neanche una mattina.

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