Wöljager – Van’t Liewen Un Stiäwen

Wöljager - Van't Liewen Un Stiäwen 1 - fanzine

Wöljager – Van’t Liewen Un Stiäwen

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Marcel Dreckmann è un musicista tedesco che i più attenti identificheranno nello Skald Draugir degli Helrunar e nel Marsél degli Árstíðir Lífsins, due band autrici di una musica estrema obliqua e colta che, solo per comodità, sono sempre state inserite nel calderone black metal.

Non stupisce più di tanto, quindi, il fatto che Dreckmann avesse già da tempo in canna questo colpo magnifico, sotto forma di un’opera di matrice folk che avrebbe dovuto costituire, peraltro, il supporto musicale di una rappresentazione teatrale.
Come spesso accade in situazioni analoghe, la trasposizione scenica non è mai stata realizzata e così il musicista tedesco ha pensato giustamente di pubblicare il tutto in formato audio con il monicker Wöljager, e menomale, aggiungerei, perché un lavoro di tale spessore qualitativo non poteva certo essere lasciato a languire in attesa di tempi migliori.
Con l’aiuto dei due compagni d’avventura negli Árstíðir Lífsins, il connazionale Stefan Drechsler e l’islandese Árni Bergur, Marcel sciorina una prova maiuscola esibendo il lato più cupo e meditabondo del folk e, a rendere ancor più particolare e degna di attenzione la proposta, a livello lirico viene utilizzato il Münsteran Platt, ovvero il dialetto basso tedesco parlato ancora in alcune regioni del nord ovest della Germania e che, come si può notare, ha non poche similitudini anche con l’idioma dei vicini Paesi Bassi.
Insomma, non sono pochi i motivi di interesse che l’ascoltatore può rinvenire in Van’t Liewen Un Stiäwen, ma ovviamente il principale è il contenuto musicale, fatto di un folk altamente evocativo nel quale vengono banditi del tutto i toni caciaroni a favore di un mood tra il drammatico ed il malinconico che sovente induce alla commozione: difficile che gli occhi non si inumidiscano di fronte a gioielli intrisi di aulico splendore come la title track, Summer e Vettainachtain, o ancora una Üöwer de Heide in odore del Nick Cave più intimista.
Le uniche concessioni ad una musica popolare dall’andamento relativamente più allegro sono la trascinante Kuem to Mi e Junge Dään, non a caso collocate l’una dopo l’altra nella parte centrale del disco, quasi a costituire una parentesi di leggerezza all’interno di un mood complessivo che lascia ben poco spazio alla gioia e all’ottimismo.
Qui ci troviamo di fronte a musicisti di statura superiore alla media e la produzione cristallina restituisce alla perfezione le minime sfumature, esaltando all’ennesima potenza ogni singolo arpeggio chitarristico della coppia Drechsler – Bergur, le carezze degli archi suonati magistralmente da quest’ultimo e il timbro caldo e profondo della voce di Dreckmann.
Uno degli intenti dichiarati di Marcel era quello di dimostrare che un dialetto come quello basso tedesco non deve essere necessariamente associato all’immaginario del folklore da sagra paesana, ma che, invece, può costituire tranquillamente la base linguistica per opere di elevato spessore artistico e dagli umori plumbei come quella rappresentata da Van’t Liewen Un Stiäwen.
La missione è stata compiuta, forse andando anche oltre le iniziali previsioni, perché non esito a definire questo disco un autentico capolavoro in grado rendersi appetibile anche a chi, pur non frequentando in maniera assidua questo genere, sia in grado di assimilare le emozioni offerte da una musica solo apparentemente semplice ma che arriva dritta al cuore, trovandovi una sua stabile dimora.

Tracklist:
1.Vüörgeschicht
2.Van’t Liewen un Stiäwen
3.Swatte Äer
4.Summer
5.Magdalene
6.Kuem to mi
7.Junge Dään
8.Üöwer de Heide
9.Up’n Likwäg
10.Deaolle Schwatters föert to’n Deibel
11.Vettainachtain
12.Dat Glas löp rask
13.Aomdniewel

Line-up:
Marcel Dreckmann – Vocals, Lyrics, Compositions
Stefan Drechsler – Acoustic Guitars
Árni Bergur Zoega – Acoustic Guitars, Viola, String arrangements

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Tags:
Stefano Cavanna
stefano@iyezine.com

Cresciuto per motivi anagrafici a pane e prog, a differenza di molti miei coetanei non passo il tempo a piagnucolare sostenendo "cosa vuoi sentire ora, quello che viene pubblicato ai giorni nostri è tutta spazzatura" ... Invecchiando ho allargato invece i miei orizzonti musicali e oggi sono essenzialmente un appassionato patologico di funeral/death doom, oltre che ascoltatore compulsivo di metal in ogni sua svariata forma, senza per questo disconoscere (ci mancherebbe altro) tutta la grande musica prodotta negli anni '70.

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