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Recensione : Whispering Woods – Perdition Et Dea

"Perdition Et Dea" va assaporato lentamente per coglierne ogni sfumatura, ma ne vale assolutamente la pena.

Whispering Woods – Perdition Et Dea

Ecco un’altra band che riesce a spiccare nell’affollato panorama metallico sinfonico, ovvero i rumeni Whispering Woods.

Cercando una propria via ed allontanandosi dagli abusati cliché dei gruppi dediti al genere, la band di Cluj rallenta i ritmi power di moda attualmente riscoprendo le rallentate ritmiche sofferte del doom, pesante e oscuro, e piazzando al posto dei suoni bombastici delle tastiere (comunque presenti) un flauto, vero mattatore dell’intero lavoro.
Alla seconda opera dopo “Fairy Woods”, debutto del 2011, la band è formata da ben otto elementi, di cui due ottime female vocals, il soprano Alexandra Burca ed il mezzo soprano Corina Hamat, le quali con i loro vocalizzi operistici impreziosiscono il già splendido songwriting della band.
Perdition Et Dea si muove così tra atmosfere di granitico doom gotico e sognanti parti dove flauto e piano ricamano atmosfere di sopraffina musica senza tempo, elaborate dal gruppo rumeno che non disdegna l’approccio metallico, rendendolo colmo di una vena poetica che regala emozioni a più riprese, con lo strumento a fiato (Catalina Popa) ora folkeggiante, ora malinconico, ma sempre ben inserito nella struttura delle canzoni.
Fanno parte dell’anima metallica del gruppo la sezione ritmica dall’incedere drammatico e monolitico composta da Alex Dascal alle pelli e Istvan Vladareanu al basso, arricchita dalla sei corde del raffinato chitarrista Doru Cailean, e quella sinfonica rappresentata dai tasti d’avorio di Cora Miron, sostituita in sede live da Radu Tofan.
Più che parlare di band specifiche, le influenze del gruppo si allargano a generi neanche troppo distanti tra loro come il doom (Original Sin), il metal sinfonico (Demon Blood), certo prog settanti ano (Autumnal e Circle Complete) e qua e là il folk, grazie alle splendide digressioni del flauto.
Dall’intro acustica Perditus veniamo così accompagnati dal gruppo in un viaggio di un’ora abbondante tra foreste incantate e manieri, dimore di signori oscuri che tramano contro avversari e damigelle, persi in boscaglie dove le ombre hanno occhi, inseguiti da fiere affamate ed ammaliati da eteree figure femminili dolcissime e diaboliche, mentre la musica del gruppo alterna sfuriate metalliche a darkeggianti momenti acustici o. all’unisono. regalano drammatiche sinfonie (My Altar e Timeless).
Opera di indiscusso valore, Perdition Et Dea si avvicina con le dovute differenze a due album di band nostrane dal valore assoluto: l’esordio degli Holy Shire, per via dell’uso del flauto molto settantiano e “A Rose For Egeria” dei Mater Dea, per qualche atmosfera folk e per le rare ma ottime acellerazioni.
Ci si deve lavorare, il materiale è tanto e la musica di questo cd ha bisogno di essere assaporata lentamente per coglierne ogni sfumatura, ma ne vale assolutamente la pena; consigliatissimo.

Tracklist:
1. Perditus
2. Original Sin
3. Demon Blood
4. Calu?arii
5. Autumnal
6. My Altar
7. Farewell Ladybug
8. Poetica
9. If Ever
10. Timeless
11. Circle Complete
12. Dea

Line-up:
Alexandra Burca – soprano
Corina Hamat – mezzo soprano
Catalina Popa – flute
Cora Miron – keyboards (studio)
Radu Tofan – keyboards (live)
Alex Dascal – drums
Istvan Vladareanu – bass guitar
Doru Cailean – guitars

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