W.A.S.P. – Golgotha

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W.A.S.P. – Golgotha

La differenza tra una buona band e una che ha fatto la storia sta tutta qua; si può stare anni senza ascoltare una nota, ma al primo accordo che prepotentemente esce dalle casse dello stereo è come incontrare un vecchio amico con cui si è condiviso tanto e che la vita ha allontanato, tutto torna come l’ultimo giorno, come se il tempo non fosse passato, un’alchimia semplice ma troppe volte difficile da spiegare.

La musica di Steven Duren, in arte Blackie Lawless, e dei suoi W.A.S.P.  è come un amico che ogni tanto torna e ci regala la sua compagnia, per poi sparire di nuovo, lasciando che i ricordi tornino appena una nota si espande per la stanza e riportando tutto com’era prima che se ne andasse.
Che Blackie sia un personaggio dagli atteggiamenti eccentrici, oltre che dotato di un carisma fuori dal comune, non è certo una novità, ma la sua conversione al cristianesimo e la relativa scelta di non suonare più dal vivo i brani storici della band hanno creato un’aspettativa esagerata sul nuovo Golgotha, come se una scelta del genere potesse in qualche modo intaccare una formula che, a livello prettamente musicale, è sempre risultata vincente.
Certo dopo oltre trent’anni di carriera e quindici album alle spalle, qualche passo falso, onestamente, è stato fatto, ma la discografia del gruppo di Los Angeles è così colma di pietre miliari dell’hard & heavy che al buon Blackie gli si perdona tutto o quasi.
Diciamo subito che gli W.A.S.P. sfrontati e ed eccentrici degli anni ottanta non esistono più, o meglio, il nuovo corso iniziato dal gruppo con gli ultimi lavori parte da una base che vede il capolavoro The Crimson Idol (uno dei cinque album hard & heavy più belli di tutti i tempi) come punto di partenza per sviluppare un concetto di musica più intimista e maturo, con il leader consapevole degli anni che inesorabilmente sono passati da quando, in compagnia del suo amico/nemico Chris Holmes, incendiava i palchi di tutto il mondo, rappresentando la nemesi
di bigotti e benpensanti ed una sorta di schiaffo, all’hair metal patinato, tanto di moda nel decennio ottantiano.
Lawless con le polemiche e gli eccessi ci ha campato per anni, riuscendo a mantenere un certo interesse intorno alla sua creatura, per poi zittire tutti con lavori che hanno sempre mantenuto una buona qualità, con picchi qualitativi altissimi e rare cadute mai troppo rovinose, e risentirlo tornare a livelli molto alti come su questo ultimo lavoro non può che far piacere, almeno a chi ha vissuto una vita divisa tra gli scazzi di tutti i giorni e la passione che brucia inesorabile per il metal/rock.
Potrete leggere e sentire di tutto su Golgotha, ma un brano come Last Runaway, per esempio, è una lezione su come si suona il genere e che solo il talento di Lawless poteva creare, così come la cavalcata hard & roll di Shotgun e la stupenda ballata Miss You, intensa, drammatica ed emozionale come solo chi ha scritto ed interpretato l’idolo cremisi può partorire.
Slaves Of The New World Order riprende l’atmosfera e le strutture di Chainsaw Charlie, roba da far alzare metri di pelle d’oca e la title track, posta in chiusura, ci saluta con i suoi sette minuti di un’intensità debordante, melodica e struggente ed interpretata da un Blackie strepitoso.
Golgotha vive anche dell’ottima prova di Doug Blair alla sei corde, protagonista di solos che strappano applausi su tutto il lavoro e straordinario sulla title track, una sorta di preghiera metallica che sprizza intensità da tutti i pori.
Questo lavoro non è sicuramente il più bello della band, i capolavori passati sono e rimangono inarrivabili, ma rimane comunque un gran bel disco; pretendere dagli W.A.S.P. di
non suonare alla W.A.S.P. è, a mio parere, una scempiaggine, fatelo vostro.

TRACKLIST
1. Scream
2. Last Runaway
3. Shotgun
4. Miss You
5. Fallen Under
6. Slaves Of The New World Order
7. Eyes Of The Maker
8. Hero Of The World
9. Golgotha

LINE-UP
Blackie Lawless – Vocals, guitar, bass
Doug Blair- guitars
Mike Duda- Bass
Mike Dupke -Drums

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