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Recensione : Veonity – Gladiator’s Tale

Un lavoro che, ascoltato senza particolari aspettative, ci consegna invece una band, sicuramente non originale ma capace di deliziarci con quasi un'ora di ottimo power metal

Veonity  -  Gladiator's Tale - Recensioni Metal

I giovani svedesi Veonity, all’esordio dopo l’Ep di un paio d’anni fa (“Live Forever”), con il loro riuscito album d’esordio Gladiator’s Tale vanno a rimpolpare le orde di band dedite al power metal melodico, tra tradizione scandinava e teutonica.

Il genere, dopo una decina d’anni di successi tra la metà dei nineteens e i primi anni del nuovo millennio, ha perso un bel po’ dell’entusiasmo che in quel decennio si era creato intorno al genere, abbandonando i primi posti tra le preferenze degli ascoltatori e degli addetti ai lavori; del resto anche le band di punta hanno leggermente tirato i remi in barca, complice un songwriting sofferente e lo sguardo degli appassionati rivolti ad altre realtà.
Nell’underground però, nascono sempre nuove leve che, aspettando tempi migliori, ci regalano ottimi lavori di genere e Gladiator’s Tale è la conferma di quanto il power metal in Europa sia ancora in grado di raccogliere nuovi adepti, in alcuni casi con ottimi risultati.
La band svedese il genere lo suona nel modo più classico, con cavalcate chitarristiche di buona fattura, ottimi cori epici e sezione ritmica che viaggia velocissima verso la gloria metallica.
Niente di nuovo, il power è questo, e se il genere non vi interessa lasciate perdere, ma se i suoni che hanno fatto la fortuna di Gamma Ray e primi Helloween, sommati all’ottima vena dei primi lavori di Hammerfall e Nocturnal Rites, sono ancora oggi nei vostri ascolti, allora non fatevi mancare questo piccolo gioiellino di metallo che sprizza gloria ed epicità da tutti i pori, cantanto con personalità dall’ottimo Anders Sköld, vario nell’assecondare le atmosfere dell’album, tra veloci cavalcate metalliche e ballad dall’incipt epico.
Ci si ritrova così nell’arena, a combattere per la gloria e per la vita, accompagnati da ottime canzoni come Into Eternity, Unity, l’ottima ballad Warrior Of Steel e l’epicissimo e guerresco mid tempo di Born Out Of Despair, tra power teutonico e metal alla Manowar, apice dell’album che ci conduce verso la sua fine dove ad aspettarci c’è ancora l’ottima Farewell, molto Freedom Call nel suo incedere e chiusura spettacolare di questo gran bel disco.
Un lavoro che, ascoltato senza particolari aspettative, ci consegna invece una band, sicuramente non originale (ma in quest’ambito non se ne sente neppure la necessità) ma capace di deliziarci con quasi un’ora di power metal come gli dei vogliono: per gli amanti del genere un gran bel sentire, a conferma del fatto che il power metal è ben lungi dall’essere morto.

Tracklist:
1. Into Eternity
2. Phoenix Arise
3. Unity
4. Let Me Die
5. Slaves in a Holy War
6. Chains of Blood
7. For the Glory
8. Gladiator’s Tale
9. Warrior of Steel
10. Born Out of Despair
11. King of the Sky
12. Farewell

Line-up:
Kristoffer Lidre – Bass
Joel Kollberg – Drums
Samuel Lundström – Guitars (lead)
Anders Sköld – Vocals (lead), Guitars

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