VAPORTEPPA – Intervista (Parte Seconda)

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Seconda ed ultima parte dell’interessantissima intervista ad una persona che dice le cose in maniera molto chiara : il Duca di Vaporteppa !!!

iye Ci puoi spiegare la genesi e l’importanza di una copertina?

Le copertine sono molto importanti e hanno due obiettivi principali.
Il primo è di attirare l’attenzione del lettore evocando qualcosa, possibilmente che riguardi in qualche modo l’opera. Il secondo è di identificare in modo chiaro una collana, in modo che un lettore che ha già apprezzato altri libri, e quindi è più predisposto a comprarne ancora, a colpo d’occhio riconosca l’appartenenza.

Come cerchiamo di ottenere questi due obiettivi?
Per cominciare con uno stile fumettoso, decisamente non convenzionale per la narrativa in Italia. Poi c’è la palette di colori studiata dal nostro illustratore di fiducia, Manuel Preitano, da cui si capisce che siamo noi. A contraddistinguere la collana da subito, per chi la conosce, c’è anche la scelta grafica, un po’ scomoda ma funzionante, del “bigliettone” retrò con il nostro logo e il titolo.

Vogliamo che l’illustrazione di copertina dia un affresco complessivo di ciò che nell’opera si può trovare, che sia più evocativo e più ricco possibile di suggestioni. Nelle opere brevi usiamo di norma una singola immagine che raffigura uno dei protagonisti, possibilmente nel contesto di una scena presente nel testo: pensiamo alla copertina de “La Gatta degli Haiku”.

Però più una storia è complessa e ricca di elementi, più è difficile che un singolo “fotogramma” basti a rappresentarla nella sua complessità.
Nelle opere lunghe nessuna singola scena rappresenterebbe o evocherebbe sufficienti elementi. Ognuna sarebbe troppo poco, non sarebbe una sintesi visiva dell’opera. Ecco come mai abbiamo scelto di unire al protagonista, rappresentato dalle ginocchia o dall’inguine in su, uno sfondo di “vignette” (come se venissero da un fumetto) con altri elementi della storia. Quindi abbiamo in primo piano un elemento protagonista, graficamente staccato, e sullo sfondo un contesto di elementi tratti dal testo che dà un’idea “fumettosa”.

Le illustrazioni le realizziamo a stretto contatto, in scambio mail, tra l’illustratore, l’autore e me, più magari un parere extra da un altro nostro autore, Alessandro Scalzo (“Caligo”) che ha un buon occhio per queste cose. Passo dopo passo analizziamo e commentiamo bozzetto, matite, colori flat e infine colorazione completa.

iye A tuo avviso come è la condizione dello scrittore in Italia?

Pessima.
Manca l’autentico supporto delle case editrici, possibile solo se queste si occupano di formare gli autori. Sfortunatamente non hanno né le competenze né la cultura aziendale per farlo. Gli autori non sono incentivati a studiare e a impegnarsi, spesso rinnegano il concetto stesso di studio, e questo è colpa anche della mancanza di cultura aziendale degli editori riguardo la formazione degli autori.

Gli scrittori, anche quando hanno un successo adeguato e pubblicano il loro libro puntuale ogni anno, devono necessariamente avere un “lavoro vero” per sopravvivere. Avere un lavoro, oltre a scrivere, non è in sé una cattiva cosa: il lavoro, di solito, fornisce spunti, suggestioni, idee… può aiutare un autore. Però all’estero, negli USA, gli autori di fascia media riescono a vivere delle loro opere. Magari vivacchiano, ma comunque ce la fanno.
Da noi metti che sei fortunato e ricevi un anticipo di 6mila euro su una tua opera da un grosso editore. Uno all’anno. E le tue royalties molto difficilmente lo supereranno. E come ci vivi? Ora poi, con la crisi editoriale, gli anticipi sono sempre più magri. Anche negli USA sono più magri, ma penso che nessuno mi contesterà che la metà di 30-40mila dollari sia comunque di più della metà di 6mila euro. E chi ancora prende 3mila euro, pur essendo uno dei tanti autori di fascia media di una grossa casa editrice, e non un nome di punta, può considerarsi fortunato!

Sul piano soddisfazioni personali… senza una cultura aziendale che promuova una cultura dello studio, dell’analisi oggettiva ecc. agli scrittori non restano che due scenari:
1. se sanno scrivere e sanno come si scrive, sanno che la massa degli altri interlocutori (autori e aspiranti tali: l’Italia ha più aspiranti scrittori che lettori, si dice) rifiuta a priori la discussione tecnica e che è inutile anche solo affrontare l’argomento, per non venire dileggiati dalla “grida dei beoti” (citando Gauss, che così definì l’opposizione che si aspettava al superamento della geometria euclidea);
2. se invece non sanno scrivere la situazione non è poi molto migliore, visto che non potendo affidarsi alla qualità delle loro opere per farsi strada dovranno basarsi su amicizie, lecchinaggio, vivendo una vita pubblica spesso completamente scissa da ciò che in privato credono, costretti per tenere in piedi il proprio sogno di autori a coprire di lodi opere di cui vedono perfino loro la pochezza, per ricevere così pari lodi da quegli autori.

Il secondo scenario è molto meno stressante rispetto a una variante del primo di chi, sapendo scrivere, fa l’errore di pensare agli altri come autori professionali e ragionevoli e, nell’instaurare normali discorsi tecnici come si fa d’abitudine negli USA, si trova contro un muro di gomma di ignoranza, dileggio e rifiuto… ma non poi così migliore, secondo me.
Meglio sapere di essere in mezzo a un gruppo di gente che non sa niente di narrativa e tacere delle atrocità sentite, camuffandosi tra loro, o meglio farseli nemici osando dire che due più due fa quattro? Sta alla dignità di ciascuno decidere se sia meglio la compagnia degli sciocchi o la solitudine dei giusti. Solitudine per modo di dire: tra gli autori che tacciono e non vengono pubblicati non mancano quelli che studiano e vorrebbero discutere su solide basi teoriche… solo che non sanno di esserci, e di non essere pochi, e quindi tacciono perché sono gli stolti a far gruppo e a vociare di più (la cura delle relazioni e della presenza è tutto, per loro, non potendo appoggiarsi sulla qualità delle opere) fino a sembrare gli unici presenti.

Abbiamo dedicato due articoli su Vaporteppa all’arte “senza regole” e al presunto “talento”:
http://www.vaporteppa.it/approfondimenti/la-qualita-e-lunica-realta-che-abbiamo/
http://www.vaporteppa.it/approfondimenti/nascita-o-addestramento/

Lo scenario non è bello? No.
È quindi? Quindi niente, la vita non deve essere giusta né facile se si vuole percorrere la via della rettitudine. Per chi vuole facili scorciatoie e vita semplice, conviene evitare di studiare, per non cominciare a pensare ancora peggio delle altrui opere, e unirsi ai cori di autori vecchio stile: ci si faranno tanti amici e si vivrà senza rodersi il fegato. Ma non sarà la via della vera professionalità seria e della rettitudine verso sé stessi e la propria arte.

iye Quale è lo stato della letteratura underground in Italia?

Ho già risposto in parte nella domanda precedente.
Se quelle sono le premesse, fate due più due ed ecco la risposta. Parlando di Fantasy e Fantascienza, basta vedere com’è andata: autopubblicati che spesso sono peggio del peggio portato in libreria dai grossi editori, rarissime opere decenti che si perdono nel mare di immondizia (perché magari l’autore non è di quelli del primo scenario visti prima, capaci di fare gruppo tra amichetti e spingersi a vicenda ingoiando il conato quando deve lodare opere che trova orribili), immondizia che ha invaso le librerie.
E lettori in forte calo, anche nel fantasy (e sempre stati pochi nella fantascienza), perché dopo gli anni del boom ciò che è rimasto, a furia di leggere schifezze, è stato questo: “Aveva ragione la mia prof del liceo che questo fantasy alla fine sono scemenze che non val la pena leggere! Basta, da oggi solo un libro all’anno e solo Fabio Volo.”
Eh, proprio roba che fa bene al settore…

iye Che consigli puoi dare ad uno giovane scrittore?

Se vuoi diventare un autore pubblicato “costi quel che costi” in ambito fantasy o fantascienza, ti consiglio di seguire questa guida nelle parti rivolte a chi ha questo specifico obiettivo:
http://fantasy.gamberi.org/2010/10/28/editoria-fantasy-in-italia/

Se vuoi diventare prima di tutto un autore competente, che sa quello che fa e che lo fa dando il massimo, allora hai un mantra solo: studia-studia-studia. Studia la tecnica narrativa per rendere concreta, sensoriale e avvolgente l’esperienza narrativa. Studia come si ragionano le sceneggiature, per dare strutture solide alle opere. Studia qualsiasi argomento connesso a ciò di cui parlerai nella tua storia, e quasi sempre questo significa aver letto anche un paio di manuali facili e spendibili a tema psicologico (Eric Berne e/o un saggio introduttivo alla psicologia sociale), possibilmente anche qualcosa di specifico scritto per gli sceneggiatori (c’è un bel manuale sulla psicologia dei personaggi del grande maestro Lajos Egri, semplice e profondo assieme) e se vuoi impegnarti al meglio valuta pure un testo introduttivo che parli del cervello umano (io sto leggendo al momento “Neuroscienze” di Mark Bear, un affascinante mattone universitario di oltre 800 pagine), visto che se vorrai parlare di “persone” e renderle credibili avrai bisogno di qualcosa in più dell’esperienza diretta, spesso piena di errori e pregiudizi. Se vuoi scrivere degli altri, impara a dubitare di te stesso e di ciò che pensavi di sapere. Male non fa, anche senza pensare alla scrittura.

Studia il genere che vuoi scrivere. In teoria se vuoi scriverlo è perché lo ami e lo frequenti, per cui non servirebbe dirtelo, ma magari è un interesse nuovo per cui meglio essere chiari: leggi decine e centinaia di opere fantasy e di fantascienza, se vuoi scrivere uno dei due (i confini sono spesso così labili che un po’ di entrambi fa sempre comodo), e leggi thriller, leggi autobiografie di veterani di guerra, leggi storie di operai cinesi maltrattati, leggi saggistica, leggi qualsiasi cosa che possa arricchirti di informazioni e stimoli. Questo include film, serie tv, fumetti, anime giapponesi, videogiochi. Ogni cosa può contenere stimoli. Snobbare qualcosa a priori è il primo passo verso il fallimento: impara a imparare, senza pregiudizi legati al mezzo.

Impara a fare di ogni esperienza di vita un elemento per le tue storie, a rendere “scrivi ciò che sai” un modo di vivere alla ricerca del dettaglio che ti permetterà di scrivere qualcosa. Sei un operaio edile, sei uno spazzino, sei uno psicologo che lavora nelle scuole, sei un sommelier, sei un imprenditore con tre operai e una piccola fabbrica di bulloneria? Hai l’hobby della storia egizia, della scherma di bastone, della produzione artigianale di salami o di geopolitica mediorientale? Usali, impara a rendere importante nelle tue storie ciò che hai da dire, ciò che sai.
C’è chi ha fatto fantascienza perfino usando la matematica! Non c’è qualcosa che sia del tutto inutile, se sai rifletterci e se davvero conosci quell’argomento a fondo.

iye Progetti futuri dell’ardita Vaporteppa?

Continueremo con le traduzioni in italiano della Bizarro Fiction di Carlton Mellick III e con le nuove opere di autori italiani. Saltuariamente un po’ di vekkiume d’epoca. Sul piano social e blog ho in mente alcuni cambiamenti, dando più importanza al blog e al coinvolgimento dei lettori. Negli ultimi mesi ho ragionato su cosa fare del blog di Vaporteppa, troppo poco curato fino ad adesso, e ora penso di aver capito. Se ho capito per davvero e se funzionerà, lo vedrete nel corso dell’anno: già dai prossimi mesi inizierà il nuovo approccio basato su più contenuti e più dietro le quinte su come ragioniamo, sulla scrittura e sulle opere.

 

Duca-di-Baionette-e-Vaporteppa-un-cretino-senza-fosforescenza

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